I Cani Bagnati sono una band padovana nata dall’idea di due chitarristi, Denis Franceschin e Cristiano Lando. I due, accumunati dalla passione per la composizione musicale, si ritrovano per suonare insieme, sperimentare riff e strutture di accordi, che diventeranno l’ossatura delle prime canzoni del gruppo.
Il desiderio di proporre la loro musica ad un pubblico, specialmente in situazioni live, spinge Denis e Cristiano ad aprirsi nella ricerca di altri musicisti, per formalizzare una vera e propria band. Arrivano così il bassista Andrea Tolin e il cantante Alessandro Benetello, mentre il ruolo alla batteria decidono di affidarlo, e questo succede ancora oggi, ad un turnista.
Con un repertorio forte di oltre venti pezzi inediti, i Cani Bagnati cominciano ad esibirsi in diversi locali veneti e non, presentandosi con un EP di cinque pezzi inediti, Bomb. L’EP è realizzato grazie all’interesse di Fabrizio  Simoncioni, produttore e ingegnere del suono di fama internazionale, che accetta di buon grado di registrarli.
Dal 2014 l’attività della band è un crescendo di date e successi, dovuti principalmente allo stile particolare e alla notevole qualità dei musicisti. Il loro è uno stile dichiaratamente rock e tuttavia aperto a molte influenze, che vanno dal blues all’hard rock, il country e la canzone d’autore italiana e anglosassone; i testi, scritti in italiano da Alessandro Benetello, a volte introspettivi, rispecchiano spezzoni di vita in cui l’ascoltatore si identifica facilmente, rimanendone coinvolto; il mix di tutti questi elementi è la vera forza dei Cani Bagnati: originali, potenti, a volte inaspettati.
Il loro primo disco, Realtà distorte, registrato tra ottobre 2014 e aprile 2015, negli Studi Sonic Ranch di El Paso, Texas USA, e al The Garage Studio di Arezzo, è stato prodotto da Fabrizio Simoncioni e Fabrizio Vanni per l’etichetta The Garage. 
L’album contiene 10 nuovi brani in stile hard rock, con Marco Fanciullini, un batterista di grande esperienza, che unisce la sua sensibilità e tecnica a quella dei musicisti titolari della band, per ottenere un sound che guarda al passato, ma da prospettive moderne e originali.
Il disco è disponibile nei Web store più importanti in formato digitale, oppure nei tradizionali CD ed LP. 

Chi sono i Cani Bagnati e cosa rappresenta per loro la musica e l’esprimersi attraverso di essa?
I Cani Bagnati sono una rock band che non ha paura di scendere nella propria anima, per raccontare attraverso le note e le parole, un qualcosa di vero e di personale, vissuto sulla propria pelle. 

Come nasce un nuovo brano e qual è il contributo portato da ciascun componente?
Le canzoni solitamente nascono dai riff di chitarra  e dalla composizione della struttura degli accordi da parte di Tiano e France; successivamente i brani vengono perfezionati in sala prove con Bill e la band al completo. Benny compone la melodia del testo usando un inglese maccheronico, per poi scrivere il testo vero e proprio in lingua italiana, su tematiche care alla band come, la prigionia moderna, quella dell’anima, oppure, su argomenti basati su fatti di vita vissuta da lui stesso, sempre colti e visti da una prospettiva di ribellione positiva, di rinascita interiore.  

Raccontateci come è nato, Realtà distorte, il vostro recente album e le aspettative che avete da questo lavoro.
Realtà distorte nasce dalla voglia della band di incidere un album completo. Dopo aver registrato l’EP “Bomb”, nell’aprile 2014 ad Arezzo, presso il The Garage Studio, volevamo un album che avesse una forte connotazione rock e un sound che pescasse nella tradizione dei Settanta, ma con l’anima nel futuro.  Avendo già molte canzoni composte, abbiamo deciso di proporre a  Fabrizio Simoncioni e Fabrizio Vanni, di continuare a collaborare con la band, per un lavoro certosino di ricerca sui suoni, sugli arrangiamenti delle canzoni stesse e sugli strumenti d’epoca necessari a dare ai pezzi l’aura, il sound e il tiro che cercavamo. 
Simoncioni e Vanni, dopo aver ascoltato i provini dei brani, hanno accettato di continuare la collaborazione, decidendo di pubblicare l’album per la loro etichetta The Garage. L’album vede Fabrizio Simoncioni alla regia come Ingegnere del suono e come produttore artistico, oltre che come musicista aggiunto e corista in alcuni pezzi. 
La promozione dell’album è iniziata con la ripresa del video del singolo “Prigioniero”, uscito in anteprima su Spazio Rock a settembre 2015. 
Attualmente la promozione sta continuando con interviste radiofoniche e la promozione del singolo su varie emittenti come, Radio Lady Empoli, Materiale Resistente di Radio Cooperativa e a novembre è prevista un’intervista a Milano, con relativo show case dal vivo in diretta streaming; a gennaio è prevista un’intervista sempre a Materiale Resistente e molto altro ancora è in programmazione. 
Il disco è stato accettato in termini entusiastici da molte persone e addetti ai lavori del settore musicale, confermando il positivo riscontro che avevamo avuto già in fase di proposizione live del nuovo materiale.
Proprio i concerti, unitamente alla promozione radiofonica e visiva, sono la base per la diffusione della nostra musica, che è nata per essere condivisa assieme a più persone possibili, nello stesso momento, fra le stesse mura, respirando la stessa aria e le stesse note… è un’esigenza comunicativa diretta, è la nostra stessa idea di rock’n’roll a spingerci a promuovere l’album attraverso una fitta rete di concerti, organizzati non solo in Veneto ma anche in Lombardia, Friuli ed Emilia Romagna.

Guardando la lista degli artisti e delle band che vi hanno maggiormente influenzato (pubblicato in Facebook, ndr) ci si trova davanti una lista di personaggi che di primo acchito potremmo definire agli antipodi: dai Led Zeppelin a Domenico Modugno; dai Queen a Fabrizio De André, e ancora, da Mozart ai Pooh. Cosa cogliete di questi artisti così diversi e, soprattutto, come arricchiscono la vostra arte?
Ogni componente della band è influenzato da musica di vario genere, chi da Zeppelin, Stones, Csi, chi da Guns, Metallica, Door, chi da Sabbath, Deep Purple, Battisti e chi da Litfiba, Graziani, Nomadi. Questo rende il nostro sound unico, perché mescoliamo le nostre influenze, spesso inconsciamente, e le nostre esperienze, cercando di esprimerle al meglio in ogni nuova canzone. Senza voler cogliere uno di questi autori in particolare, perché sono davvero tanti, possiamo dire che il comune denominatore che ci interessa, che ci affascina di tutti questi artisti è la luce, la via di libertà emanata dai loro lavori… libertà di anime, forse non eterna, non perfetta… ma perfetta da fotografare in quel momento, con certe parole, certi suoni che non sapevano di essere immortali, non sapevano che sarebbero sopravvissute ai propri autori.

La vostra musica si ispira al rock “ribelle” degli anni Settanta, che ha visto il suo culmine con la nascita del movimento Punk rock, che dava voce all’insoddisfazione e alla protesta giovanile contro una società che non li rappresentava. Cosa c’è o cosa rimane di quella ribellione nella vostra musica?
La nostra musica è una ribellione interiore; una ribellione che è dentro ognuno di noi, prigionieri della società moderna perché ingabbiati dalle nostre stesse paure. Gabbie invisibili. Una società che a volte ci costringe e a volte ci auto-costringe a seguirla. Il rock’n’roll era nato per la gente e dalla gente, era la voce dei bluesman amplificata da milioni di watts, era l’urlo dell’energia positiva e della speranza degli ultimi… noi viviamo di riflesso questa fiamma, ma ci ispira ancora.  E ancora ci rende liberi per qualche minuto l’ascolto di certi dischi,  di certe immense band degli anni Sessanta e Settanta. 

Il repertorio che proponete è composto di soli brani interamente vostri, che in un momento così difficile per la musica potrebbe essere penalizzante. Qual è la vostra idea di cover e delle band che le propongono nei loro concerti?
Il voler uscire solo con canzoni proprie è stata fin dall’inizio una nostra volontà. Ammettiamo che non è facile al giorno d’oggi, ma il repertorio che abbiamo ci garantisce un live di due ore e, fortunatamente, stiamo avendo un buon riscontro di date. Per quanto riguarda le cover, siamo rimasti allo spirito delle cover band degli anni Ottanta e Novanta, che proponevano le cover a modo loro, riuscendo a re-interpretare le grandi canzoni di grandi artisti attraverso il proprio stile.

Il vostro stile musicale è influenzato dal gradimento del pubblico e della critica? Qual è il vostro rapporto con loro?
Proponendo solo musica originale e non essendo famosi, portiamo in dote la libertà compositiva. Abbiamo creato un ottimo rapporto con alcuni amici, che ci seguono costantemente nei concerti, ed i primi contatti con la stampa sono stati positivi oltre ogni rosea aspettativa. L’apprezzamento di giornalisti e dj rock come, Giusy Randazzo, Mario TioTiozzo, Irene Blu, Sabrina Conti ed altri, ci hanno resi pieni d’orgoglio.

Una domanda che è più una curiosità: perché avete scelto il nome “Cani bagnati” per identificare la vostra band?
Inizialmente l’idea era di chiamarci “Rain Dogs”, ispirati dal meraviglioso album omonimo di Tom Waits, ma in seguito, presa la decisione di fare canzoni con testi in italiano, abbiamo tradotto il nome a modo nostro, da “Rain Dogs” a “Cani Bagnati”.

Quali sono i vostri progetti attuali e futuri?
Nel breve termine la band è impegnata nella promozione dell’album con live e altro. Mentre nel medio termine stiamo già pensando al prossimo album, speriamo già nel 2016, con nuovissime canzoni che stiamo componendo.

A voi l’ultima parola…
Ricordiamo che il nostro album è in vendita su iTunes. Infine, vogliamo ringraziare la nostra etichetta, The Garage, nelle persone di Fabrizio Simoncioni e Fabrizio Vanni, per la registrazione di un disco di puro rock Italiano come, Realtà Distorte e mandare un abbraccio ai nostri cari ed ai nostri amici, che ci sostengono e spesso ci ricordano che, in fondo, it’s only rock’n’roll. Ma ci piace eccome.

Andrea Messidor e Alessandra Scalabrin
alessandra.s@pressmusic.it

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