Tecnica e passione, tanta voglia di fare buona musica, libertà e noncuranza per gli stereotipi; aggiungiamo, infine, un nome suggestivo: questi sono i Captain Jacobs, una band nata nel 2011 a Padova come dimensione creativa e ispiratrice di quattro musicisti.
Matteo Fabris (voce e chitarra), Marco Lovison (voce e chitarra), Andrea Testa (basso) e Alberto Lemoni (batteria), quest’ultimo proveniente dai Burn of Black, iniziano a suonare confrontando le rispettive tendenze musicali nell’esecuzione dei classici dell’hard rock per poi cimentarsi nella produzione di brani inediti, come espressione originale di una sensibilità condivisa.
Nell’anno della fondazione, i Captain Jacobs stampano anche il loro primo EP autoprodotto, R.O.D., guidati dall’esperienza di Gianfranco Corona al Sweet Basil di Padova, mostrando da subito l’impostazione tipica e le sonorità dell’heavy rock degli anni Ottanta.
L’EP è anche un’ottima presentazione, che permette alla band di farsi conoscere e costruire numerose collaborazioni, come quella con i produttori artistici, Walter Sacripanti e Giampaolo Rosselli di Sony BMG, con i quali partecipano a diverse clinic, seminari e composizioni musicali in studio.
Il 2011 è un anno di grande attività, che li vede partecipare anche al Tour Music Fest, ma soprattutto un periodo in cui fare esperienza con la giovane band appena nata e allacciare quei rapporti che matureranno, negli anni successivi, in produzioni e tour di alta qualità.
Nel frattempo, Andrea Testa lascia la band ed è sostituito al basso da Silvia Fabbris (anche lei, come Alberto, già attiva nei Burn of Black). Con questa nuova formazione, nel 2012, incidono il loro primo album in studio, Good Luck... You Need it!, che ottiene i favori della critica e del pubblico. Il disco è realizzato a Carpi (MO) agli Zeta Factory Studios, co-prodotto da Eddy Cavazza e Giuseppe Dualize Bassi della Dysfunction Production e distribuito, oltre che in tutta Europa, in U.S.A. e Giappone dalla Revalve Records.
Nel 2014 i Captain Jacobs affrontano il loro primo tour fuori dai confini nazionali, che li porterà ad esibirsi nei Paesi Baltici, tra cui Lettonia e Lituania. Grazie a un contratto di booking e management con la K2 Agency, la band coglie numerose opportunità di affinare la propria esperienza, accompagnando e supportando gruppi di fama nazionale e internazionali come, Skid Row, Living Dead Lights, Adam Bomb, Rebel Devil, Black Motel Six.
Il 2015 vede i Captain Jacobs ritornare in studio per un nuovo singolo, No Regrets, che anticipa la prossima uscita del loro secondo album, prevista per la primavera del 2016.

I Captain Jacobs sono nati come cover band, oppure, fin da subito la vostra idea era quella di fare musica propria?
I Captain non nascono come cover band. L’idea di poter scrivere e proporre del materiale inedito era già stata studiata e valutata come prerogativa principale.
Non tutti sanno che il progetto nasce dall’idea della storica line up degli Psycho Cirus (Kiss Tribute Band, ndr), dove Matteo, Marco, Andrea e Nicola decisero di dedicare tempo e cuore alla realizzazione di materiale inedito e di proporsi come vero e proprio side-project della stessa tribute band. In questi mesi nascono un paio di brani che la band tuttora presenta live.
In un secondo momento, quando Nicola decise di abbandonare il progetto e venne sostituito dall’attuale batterista Alberto Lemoni, sorse la necessità di poter sviluppare, oltre agli inediti, anche alcune cover, non solo per ri-allineare la nuova formazione, ma anche per poter proporre un repertorio misto da sfruttare nelle diverse situazioni live. Come molte band che intraprendono il duro cammino della musica propria, abbiamo deciso di perorare la nostra causa spingendo l’acceleratore principalmente su ciò che il nostro cuore, la nostra anima ed il nostro gusto ci consigliavano di fare. Dapprima il materiale prodotto aveva prevalentemente una connotazione più sanguigna e spontanea; dopo anni di composizione, live, dischi e collaborazione con produttori, abbiamo saputo frenare l’istinto e concentrarci sul prodotto in sé. Convogliando cuore e anima in una metodologia di scrittura più concreta e produttiva.
Proprio in questa direzione si è incuneata la comune consapevolezza di maturazione artistica e tecnica, che tutt’oggi ci dà un chiaro segno di quale sia la nostra identità e realtà musicale, incarnandosi in ciò che per noi è fare e produrre musica.

Quanto tempo dedicate alla studio e alla sperimentazione, e come superate il problema di non cadere sul già fatto e sentito?
Il tempo è sempre un grosso problema per la band. Se potessimo vivere solo grazie ai Captain Jacobs, saremmo tutti ben felici di poter dare il 400% al nostro progetto. Siamo riusciti, tuttavia, a darci delle metodologie di lavoro che rispettiamo con il massimo zelo sia in fase di scrittura e composizione, sia in sala durante le prove pre-live o pre-tour.
Il continuo ritorno dell’uguale è uno scoglio che difficilmente si può aggirare, specie oggi giorno dove praticamente tutto è già stato scritto ed è già stato detto.
Abbiamo trovato un escamotage con Label, Agenzia e Produzione, focalizzando la nostra attenzione ad un bacino d’utenza musicale studiato ad hoc, nel quale e con il quale ci ispiriamo mantenendo tuttavia la nostra sana identità.

I vari componenti della band contribuiscono in ugual misura alla confezione di un nuovo brano, oppure, qualcuno in particolare scrive testi e musiche che gli altri eseguono?
Il lavoro di produzione musicale, come anticipato precedentemente, è stato impostato in modo diverso rispetto alla classica produzione in sala.  Ognuno di noi ha un compito ben preciso ed articolato, anche se per il 75% dei nostri attuali lavori continuiamo a lavorare assieme e coesi come una squadra, armati di strumenti e di computer. Possiamo impostare un brano sia da un’idea collettiva, sia da quella di un singolo elemento. Impostiamo una linea armonica e melodica spesso attribuita al ritornello, in secondo luogo sviluppiamo ritmiche e riff. Di seguito avviene la costruzione della struttura del brano. Ultimo, ma non meno importante, la stesura dei testi, scritti principalmente da Matteo o Marco.

I testi delle vostre canzoni esprimono spesso concetti liberatori. Quanto coincide questa libertà con la quotidianità della vostra vita giù da un palco?
Il lavoro quotidiano, che potrebbe essere visto come una condanna, aiuta ad uscire dagli schemi attraverso l’immaginazione e permette ai pensieri di concretizzarsi grazie a carta e inchiostro.  La libertà di poter far musica e vivere con essa è una cosa che negli anni in cui viviamo è sempre più difficile, tuttavia pensiamo che sia già un’enorme libertà poter vedere concretamente il frutto del proprio lavoro sugli scaffali dei negozi. Essere riusciti a realizzare noi stessi come band e maturare come individui, è un grande obiettivo raggiunto per tutti noi.

Qual è lo stato della musica indipendente nel territorio in cui lavorate? È davvero così facile per un gruppo che fa musica originale essere ingaggiato e far ascoltare la propria musica?
La situazione musicale in generale è molto complicata, sia da una parte che dall’altra della barricata.
Esprimere sé stessi in un progetto inedito, militare in una cover o in una tribute band a oggi è diventato molto più complesso. Il problema, a nostro avviso, sta in un circolo vizioso creatosi negli anni.
I gestori non sono sempre ben propensi a sponsorizzare e pubblicizzare nel modo migliore gli eventi, il che non garantisce un rientro sufficiente per onorare gli accordi presi con band e/o con agenzie che li rappresentano. La conseguenza è un’insoddisfazione generale che esplode ancora di più quando alcune band si propongono gratuitamente a molti locali, troncando ogni sorta di possibilità di ragionare per band e management su cifre idonee e decorose.
Per evitare situazioni del genere abbiamo deciso di limitare le date nei locali e concentrarci maggiormente sulle tournée e sui festival italiani ed esteri, proposti dall’agenzia che ci rappresenta.

La tendenza dei locali o delle varie feste a preferire cover e tribute band è dovuta al poco coraggio dei gestori o all’immaturità del pubblico, che preferisce essere rassicurato dall’ascolto di brani che già conosce e gradisce?
Trovare una risposta a questa domanda non è affatto semplice. Probabilmente alla base di tutto questo c’è solo un grande concorso di colpa da entrambe le parti. I gestori non vogliono rischiare con alcune band che potenzialmente non garantiscono i numeri di altre.
Il pubblico, per pigrizia o comodità, preferisce confluire in situazioni che reputa più consone ai propri gusti, ma allo stesso tempo nelle nostre zone non c’è una grossa voglia di cercare qualcosa di nuovo.

Da un paio d’anni avete firmato un contratto di booking e management con la K2 Agency. È indispensabile e importante per una band essere supportata da questo tipo di agenzie?
Crediamo sia stata un’ottima opportunità per rapportarci con scenari interessanti e poter suonare con artisti del calibro di Skid Row, Adam Bomb, L.D.L, Reckless Love e molti altri. Ma, allo stesso tempo, un ottimo mezzo per poter conoscere ancora di più i nostri limiti e imparare a superarli. Quindi K2 e il nostro manager sono stati e continuano ad essere fondamentali per la nostra crescita musicale.

Una domanda che è una curiosità: da dove deriva il nome Captain Jacobs?
Ci siamo ispirati ad un famoso pilota d’aereo che negli Stati Uniti, nel primo dopo guerra, fondò un club di aviatori. Il nome oltre a suonare bene, ci sembrava accattivante…  quindi ne abbiamo approfittato! 

Quali sono i vostri progetti attuali e futuri?
Oltre all’uscita del nuovo prodotto discografico in cantiere ci sono diverse date nazionali ed estere, festival di rilievo locali, nazionali e importanti aperture a band internazionali.

Avete annunciato l’uscita di un nuovo album nel corso del 2016. Volete darci qualche anticipazione?
Assolutamente sì! Possiamo confermare che dal 2015 la band si è posta l’obbiettivo di sfornare un prodotto fresco, attuale e diverso dai precedenti due lavori in studio. Grazie alla collaborazione con Giuseppe Bassi ed Eddy Cavazza di Dysfuntion Production, con i quali avevamo già collaborato in “Good Luck… You Need It”, stiamo ultimando le pre-produzioni del nuovo disco e presto renderemo ufficiali le date di ripresa e di release. In collaborazione con K2 Agency abbiamo preso contatto con un importante label d’oltre oceano con la quale stiamo valutando un contratto di distribuzione. Se siete curiosi di saggiare il nuovo sound, vi consigliamo di ascoltare il nostro ultimo singolo, No Regrets, uscito lo scorso ottobre e disponibile su iTunes, GooglePlay, Amazon e in streaming su Spotify e YouTube. 

Andrea Messidor e Alessandra Scalabrin
presstune@pressmusic.it

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