Grace è un gruppo rock originario di Rovigo fondato nel 2008 da quattro giovani musicisti. Simone (voce), Federico (basso), Davide e Stefano (chitarre), hanno scelto il nome della band ispirandosi a quello dell’album di esordio di Jeff Buckley, chitarrista e cantante statunitense morto accidentalmente nel 1997, di cui hanno una grande stima.
La loro musica è ispirata dalla profonda conoscenza di artisti dallo stile e dalla vocazione diversissimi: Pearl Jam, Audioslave, Foo Fighters, ma anche degli italiani Negrita e Dolcenera. I testi, invece, si contraddistinguono per la freschezza con cui i Grace si raccontano, spesso con riferimenti alla loro sfera interiore.
Nel 2014 si fanno notare a Rock Targato Italia, vincendo il Premio speciale della giuria con il brano Piove, successivamente inserito nella compilation celebrativa della rassegna edita da Divinazione Milano.
Nello stesso anno vede la luce il loro primo EP di quattro tracce inedite, Grace 14.7, prodotto dal fonico Ugo Bolzoni; l’album è registrato in studio in presa diretta, conservando tutta la spontaneità di una vera esibizione live.
I lavori per il secondo EP iniziano nel 2015 con la produzione di NFRS e la direzione di Ugo Bolzoni. Le sonorità e gli arrangiamenti sono più maturi ed elaborati con l’inserimento di synt e strumenti classici, che creano una maggiore suggestione e offrono un più grande respiro ai vari pezzi. Il nuovo EP, composto da quattro tracce, sarà disponibile verso la metà del 2016. 

Siamo curiosi di conoscere chi sono i musicisti che ogni mese intervistiamo per PressTune, qual è la loro professione principale e se trovano compatibile quello che fanno nella loro normale quotidianità con l’essere artisti della musica. Raccontatevi ed esprimete la vostra idea di fare musica…
Simone: Lavoro dalle otto alle cinque nell’ufficio tecnico di una delle tante aziende metalmeccaniche della nostra zona, di certo non mi dà grosse soddisfazioni, anzi, quasi nessuna. Lascia però tempo, meno di quello che vorrei, per la musica.
Davide: Come agente di commercio macino centinaia di chilometri tutti i giorni e grazie alla flessibilità di orari che questo lavoro mi permette riesco ad impegnarmi nella mia unica vera passione, la musica.
Federico: Collaboro come progettista e disegnatore in uno studio di Rovigo. La musica mi è indispensabile come l’aria. Riesco ad esprimere tutto me stesso in ogni sfaccettatura, la massima forma di libertà, la mia droga, la mia medicina.
Stefano: Sono Agente di commercio presso un’azienda chimica di Bolzano. Il lavoro impegna molto e fatico a dedicare allo strumento il tempo ed il rispetto che necessita. Per me fare musica è sempre stata una dipendenza anteposta a tutto. Oggi ho tanto sonno arretrato ma i Grace mi hanno sempre ripagato dei sacrifici fatti.

Per i Grace uscire dall’underground è possibile senza accettare compromessi? o comunque senza abbracciare l’idea che la musica prima di tutto deve assumere un valore economico?
Uscire dal buco nero siderale che è la provincia dove abitiamo è molto difficile, ma per quanto riguarda la nostra musica non vogliamo scendere a compromessi, non saremmo credibili!
Siamo consapevoli che un progetto musicale deve avere un valore economico e per questo in quello che facciamo mettiamo tutto l’impegno, la professionalità e la serietà di cui siamo in possesso, siamo aperti ad ogni tipo di critica, cerchiamo di migliorarci e progredire continuamente.
Solo così, con tanto lavoro, speriamo di uscire dal nostro piccolo mondo.ù

I locali e le varie feste sembrano preferire le band che fanno cover o tributi. Questa situazione è secondo voi imputabile alla qualità media delle band che fanno musica propria abbastanza scadente e all’assenza di una vera personalità, o a qualche altra ragione di tipo culturale ed economica?
Purtroppo negli ultimi anni è andata scemando la curiosità che spingeva le persone a scoprire musica nuova, questo inevitabilmente ha portato i locali a buttarsi a capofitto nelle cover-tribute Band.
Noi stessi, per poter suonare nei locali della nostra zona, a parte qualche rara occasione, dobbiamo proporre una scaletta mista.
“Se il tributo al solito Vasco, Ligabue ecc.. mi riempie il locale ogni volta, perché dovrei dare spazio a gruppi che fanno musica inedita, che se va bene mi portano poche decine di persone?”
Il rovescio della medaglia però è pesante. In questo modo non si fanno crescere le nuove realtà musicali e si va sempre più verso un rincoglionimento globale fatto di canzoni scritte a tavolino da gruppi creati da responsabili di marketing.

L’area rodigina da cui provenite, ha una tradizione di locali che fanno musica live abbastanza povera. Trovate penalizzate essere nati e lavorare in questa parte del Veneto?
Non avere locali a Rovigo che promuovono musica inedita che possano darti visibilità non ci aiuta di certo. Bisogna muoversi fuori provincia e regione.
Diciamo che così siamo spronati a muovere il culo e non abbiamo modo di adagiarci.

Come nasce un nuovo brano? Esiste una procedura consolidata, con ruoli ben definiti nella scelta della composizione e dei testi, oppure, ognuno di voi contribuisce in maniera egualitaria?
Non esistono veri e propri ruoli per quel che riguarda la composizione dei pezzi.
Nell’ultimo periodo è Simone a portare i testi che adatta alle idee strumentali degli altri, ma non ci sono regole, seguiamo il flusso creativo assecondando lo stato d’animo del momento.
Registriamo tutto e le prove successive a mente fredda, e soprattutto orecchie fredde, aggiungiamo o togliamo fino ad ottenere l’arrangiamento che ci soddisfa. Tutto molto democratico. Forse troppo a volte (risata). Si scherza ovviamente, è un processo più lungo ma dalle idee di tutti nascono i pezzi migliori.

Annunciando il vostro prossimo EP, disponibile tra qualche mese, avete sottolineato la proposta di brani che strizzano l’occhio alla musica pop, come desiderio di raggiungere un pubblico di ascoltatori più ampio. Questa scelta potrebbe essere interpretata come un deporre le “armi” del rock e lo spingersi dei Grace verso una musica sempre più commerciale. Parlateci di questo nuovo lavoro…
In questo EP, riallacciandomi alla domanda di prima, proprio perché abbiamo voglia di crescere e sperimentare, abbiamo cercato di ampliare i nostri orizzonti e utilizzare sonorità diverse da quelle del lavoro precedente. 
Con l’aiuto di Ugo Bolzoni di NFRS Studio, siamo riusciti a vestire la nostra indole rock di arrangiamenti particolari, che creano atmosfere più riflessive ed intimiste. Il lavoro fatto in studio è stato grosso ed importante e ha sorpreso anche noi, tanto che riascoltando i primi rough mix quasi non riuscivamo a riconoscere i brani.
Nessuna resa quindi, rimaniamo fedeli a noi stessi, abbiamo solo fatto un ulteriore passo alla scoperta del nostro suono. Se questo aiuterà a farci a ascoltare da un pubblico più ampio ben venga, suoniamo per trasmettere le nostre emozioni. Più gente la nostra musica raggiunge più siamo soddisfatti.

Avete dichiarato che nelle vostre nuove composizioni prendete spunto da autori che in qualche maniera vi influenzano, come i Pearl Jam, Audioslave, Foo Fighters, Creed, Negrita, Dolcenera. Ma, secondo voi, oggi è ancora possibile creare qualcosa di veramente nuovo e diverso? oppure la musica proveniente dall’underground è semplicemente un prodotto derivato da quella dei grandi musicisti?
Nei Grace ognuno porta un bagaglio differente di ascolti musicali, dal metal al grunge, dal cantautorato italiano e straniero al pop. Per non parlare poi della differenza di esperienze di vita e di età: tra Simone e Federico ci sono quasi 20 anni di differenza.
Sicuramente nei pezzi qualche riferimento agli artisti che più amiamo c’è, non lo si può negare, ma a nostro avviso proprio per le profonde differenze umane e musicali che contraddistinguono ogni componente della band riusciamo a creare qualcosa di diverso.

Qual è il vostro rapporto con il pubblico, i fan e la critica? quanto influenzano le vostre scelte musicali?
Il nostro pubblico è vasto, eterogeneo per età, razza e ceto sociale. Di questo ne siamo orgogliosi. Cerchiamo per loro di lavorare sempre meglio e proporre ogni volta qualcosa di nuovo anche perché tra il pubblico si nasconde sempre qualche nuovo fan.
A loro va rivolto un ringraziamento particolare, non essendo noi “mainstream” e non avendo promozione radiofonica di massa possiamo contare solamente su fan che sono in realtà veri e propri promorters.
Per quanto riguarda la critica ne siamo affamati.Noi per primi cerchiamo spunti su cui riflettere e crescere per cui, sia che provenga da esperti di settore che dagli ascoltatori, ci influenza. Abbiamo i nostri punti fissi ma abbiamo anche provato e sperimentato in funzione di alcuni riscontri; sicuramente non siamo statici mantenendo però il nostro mood.

Quali sono i vostri progetti attuali e futuri?
Attualmente stiamo preparando il lancio del nuovo EP 2016 lavorando su promozione radiofonica e due videoclips. Siamo ancora alla ricerca di un’etichetta con cui collaborare, con cui condividere il progetto musicale ed intellettuale. Ad oggi infatti non siamo riusciti a trovare affinità, malgrado le proposte non manchino. Per il futuro stiamo già lavorando sui nuovi brani del prossimo disco: preparatevi a qualcosa di diverso.
Il nostro terzo progetto musicale stravolgerà i canoni sia del primo EP 14.7 che del nuovo disco in uscita quest’anno.

A voi l’ ultima parola...
Abbiamo un sogno. Vorremmo che la musica tornasse ad avere il suo valore sociale, quel significato che le è stato rubato dalla società odierna del “tutto subito”, che ha fatto del profitto economico il suo unico punto di riferimento. Le canzoni che anni fa smuovevano la testa ed il cuore dei popoli oggi non sono più gradite perché non rispettano i canoni del Music business. Oggi non troverebbero spazio radiofonico nemmeno i grandi nomi come Dylan o De André perché scomodi, pensanti e provocatori. Red Ronnie sta facendo la sua battaglia su questo, chapeau (“tanto di cappello”, ndr).
Questo discorso ovviamente va esteso ben oltre la musica. Noi cerchiamo di arrivare al cuore ed alla testa delle persone con le nostre  canzoni. Certo potrà anche non piacere il nostro modo di comunicare, potremmo essere difficili da comprendere ma è nostra scelta affrontare temi sociali e ricordare a chi ci ascolta che esiste una realtà viva al di fuori del mondo patinato dei Social. Una canzone può emozionare anche se non parla di cuori infranti e dura più di 3 minuti.
Infine, qualche ringraziamento.
Il primo, doveroso, va a voi di Press Music per lo spazio che date alla musica inedita.  
Il secondo va ai nostri batteristi e percussionisti. A Max e Luca per la loro presenza e professionalità.
Il terzo va a tutti quelli che concretamente ci stanno supportando e spingendo: amici, bands, famiglie ed addetti ai lavori LFDA.
L’ultimo enorme grazie va a Emanuel Panin, Mane, per aver costruito questo progetto con noi sin dall’inizio e per essere la persona che è.


Andrea Messidor e Alessandra Scalabrin
presstune@pressmusic.it

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