I Mad Agony sono una band padovana fondata nel 1991 da Massimo Zanetti, Samael Von Martin, Marco Vettore e Stefano Argenti, rispettivamente voce, chitarra, basso e batteria.
I quattro artisti sono portatori di esperienze e influenze diverse, che confluiscono, per sensibilità e passione, nel grande bacino del metal.
Un anno dopo, pubblicano il demo tape, The Only Way to Die, che comprende quattro brani inediti, From the Darkness, Boundaries of Heath, Back in Town! e Mad Agony, con il quale cominciano a farsi conoscere e apprezzare. Poco dopo entra a far parte della line-up il chitarrista, Carlo De Toni che arricchisce tecnicamente la band, dandole un’impronta più trash. Si intuisce fin da subito che il loro ambiente naturale è il palco in situazioni live, in cui riescono ad instaurare con il pubblico un rapporto molto particolare per la loro musica diretta e senza compromessi.
Nel 1993, in seguito alla fuoriuscita di Samael, la band decide di sospendere l’attività. Massimo, Marco e Carlo preferiscono mettersi in standby, senza abbandonare completamente il progetto e attendono che le condizioni ritornino favorevoli per ritornare sul palco.

L’occasione si materializza negli anni 2000, con diverse opportunità per ricostituire la band, ma è solo nel 2011, con il rientro di Samael e l’arrivo di Demian alla batteria che i Mad Agony riprendono l’attività con una progettualità ben definita. L’idea è quella di ridare vigore al movimento metal padovano, diventando punto di riferimento per vecchie e nuove leve.


Da questo momento i Mad Agony sono inarrestabili, pur con diversi cambiamenti di line-up, il loro progetto rimane chiaro e inalterato e si materializza tutte le volte che salgono sul palco tra l’entusiasmo dei fan, che li seguono ovunque sempre più numerosi. Anche il Padova Metal Fest, di cui sono gli organizzatori, rappresenta lo spirito dei Mad, nel promuovere il genere offrendo spazio ed opportunità alle band italiane e internazionali che fanno musica originale.

Prima di trovare una line-up stabile, diversi sono i musicisti che si sono alternati ai ruoli, come i bassisti Matteo Meneghel, Dario Dugo e Mega Die.
Nel settembre 2013 i Mad Agony registrano il loro primo disco autoprodotto, Chernobitch, che vede la collaborazione di Alex De Rosso al mixaggio.
Attualmente la band sta lavorando al nuovo disco, che sarà pubblicato nel corso del 2016. 

Il metal come genere ha vissuto il suo massimo splendore negli anni Ottanta. Negli anni a seguire si evoluto e continua a evolversi in una miriade di sottogeneri. In queste continue esplorazioni i principî originari sono sempre stati mantenuti, oppure, la sua evoluzione l’ha portato ad essere oggi qualcosa di diverso?
Sostanzialmente, ci riteniamo dei defender/conservatori. Nonostante abbiamo apprezzato l’evoluzione del metal nei vari sottogeneri a partire dall’hard rock/heavy metal classico per arrivare a thrash, death, black ecc., non siamo particolarmente interessati agli “ibridi” creati dai trend più recenti. Queste bands non riescono a incidere nella cultura metal come hanno fatto i loro predecessori e maestri.  

Il metal non è solo musica veloce, potente e aggressiva; esso propone anche una diversa visione dell’uomo e del mondo che lo circonda. Siete d’accordo con questa definizione?
A differenza di alcune persone per le quali il Metal ha rappresentato solo un periodo passeggero della loro esistenza, per noi rappresenta un modello di vita, un modo di essere e di distinguerci dalla massa fin dalla giovanissima età. È una pelle che abbiamo cucita addosso: tatuaggi, piercing, barba, capelli lunghi e abbigliamento in generale ci accompagnano nella quotidianità. Il metal non si limita solo alla musica ma influisce nelle nostre vite in altri modi perché stimola la nostra curiosità e ci spinge ad approfondire le altre forme culturali dalle quali è ispirato, come letteratura, storia, religione e arti varie che comprendono la pittura e la scultura. Per fare un esempio, diversi gruppi metal si sono ispirati a temi storici che ci hanno spinto a riflettere e ad approfondire questi argomenti con la lettura e la scoperta degli aspetti che stanno dietro a tutto questo.    

Raccontateci come nasce un nuovo brano. Come interagiscono i vari componenti della band per arrivare al pezzo pronto da incidere?
Tutto parte da alcuni riffs di chitarra, che vengono poi registrati con i programmi digitali ed elaborati con l’ausilio di basi per realizzare così una demo, sulla quale lavorare insieme per sviluppare e arrangiare il pezzo fino alla sua versione definitiva. Tutti i componenti della band danno il loro contributo affinché venga raggiunto il miglior risultato possibile.  

I vostri testi descrivono spesso l’uomo in balia di un mondo o di forze disumane, che lo portano inevitabilmente alla distruzione. Tuttavia, brani come “The Poetry of Rage” sembrano staccarsi dalla concezione del mondo che ha la filosofia classica metal, dando spunti di speranza per una nuova rinascita dell’uomo attraverso la ribellione. Come nascono i vostri testi in generale e “The Poetry of Rage” in particolare?
L’ispirazione arriva dalle fonti più eterogenee. Un testo può essere ispirato dalla quotidianità, un fatto di cronaca, un avvenimento storico o dal disagio causato dal progressivo decadimento sociale che stiamo vivendo. I testi sono opera di Max, che ha carta bianca perché a lui, come cantante, viene demandato questo compito, e sono condivisi da tutti i membri della band. “The Poetry of Rage” parla di ribellione al succitato disagio sociale, generato dalla nostra condizione di schiavi che questa società ci impone. Siamo stanchi di vedere ogni giorno le nostre vite condizionate negativamente dai cliché dettati da chi ci governa. 

Quanto lavoro dedicate alla ricerca di nuove sonorità e quali sono gli elementi di stile che vi contraddistinguono?
Siamo costantemente alla ricerca di nuove sonorità, sia in fase di songwriting, sia per quanto riguarda l’equalizzazione dei suoni. Questo ci porta a sperimentare nuova strumentazione per soddisfare il nostro gusto musicale.  Nonostante la nostra fedeltà ai dettami che l’heavy metal impone, riusciamo a distinguerci grazie al diverso bagaglio musicale che ogni componente apporta allo stile della band. Basti pensare al passato black metal di Samael, alla predilezione per il Classico di Max, passando per il rock energico di Demian e all’hardcore di Babetz, per finire alla passione per il glam di Daniel. Mischiate tutti questi elementi, dategli una connotazione heavy metal e otterrete lo stile dei Mad Agony. 

Raccontateci come è nato “Chernobitch”, il vostro primo disco uscito a fine 2013. Come è stato accolto dal pubblico e dalla critica e, soprattutto, ha soddisfatto le vostre aspettative?
“Chernobitch” è sostanzialmente la registrazione dei pezzi che abbiamo composto nei primi anni novanta, riarrangiandoli ed eliminando le imperfezioni e le ingenuità dettate dalla scarsa esperienza e dalla giovane età. L’album comprende sette canzoni dell’epoca, tre delle quali tratte dal nostro primo demotape registrato nel 1991, a cui ne abbiamo aggiunte due di nuove più un intro, cercando e riuscendo a cogliere l’obiettivo di ottenere un suono omogeneo e distintivo per tutti i pezzi. Pubblico e critica hanno accolto “Chernobitch” in modo positivo. Il release party, nonostante alcuni problemi organizzativi, e le buone recensioni ottenute a livello mondiale ne sono la riprova. “Chernobitch” ci ha soddisfatti. Considerando però il nostro carattere perfezionista, a distanza di due anni, lo consideriamo un buon disco non privo di qualche imperfezione. Guardiamo avanti e cerchiamo nuove soluzioni per ottenere sonorità e comporre pezzi migliori, dei quali saremo ugualmente insoddisfatti dopo qualche tempo.

Creare e proporre musica propria non è facile in questo momento; molti locali e feste sembrano preferire band che eseguono cover e tributi vari. Cosa ne pensate di questa situazione e qual è lo stato di salute del mondo underground veneto?
Pur non avendo nulla contro tribute e cover band, essendoci anche divertiti ad assistere ai loro live, non ne condividiamo la filosofia. Anche noi suoniamo qualche cover per il divertimento di farlo, ma la priorità dei Mad Agony resta quella di comporre musica originale. Siamo critici nei confronti di alcuni gestori di locali e organizzatori di feste che prediligono le suddette tribute e cover band, a scapito di gruppi che si sforzano di proporre la loro musica. È anche vero che è il pubblico a dettare queste scelte, ma continuando per questa strada non sarà certo roseo il futuro dell’underground veneto.        

I Mad Agony sono gli organizzatori del Padova Metal Fest. Vi ritenete soddisfatti di questa che io chiamo, “bella intuizione”? Quali sono le ragioni che vi hanno spinto a crearla?
Questa domanda si ricollega inevitabilmente alla precedente. Il Padova Metal Fest, infatti, è nato per fare suonare band underground che propongono musica propria. Vuole essere una risposta chiara alle varie  sagre “della pappardella”, feste “della birra” e ai locali che fanno suonare tribute e cover band nella stragrande maggioranza dei casi. Questa kermesse ci soddisfa ogni anno di più, grazie all’ottima risposta di un pubblico esigente che non si accontenta di vedere copie di artisti famosi, ma che anzi è alla ricerca di personalità e originalità. 

I vostri progetti per il presente e il futuro?
Attualmente stiamo passando il nostro tempo in sala prove per comporre il materiale che costituirà il prossimo album. Abbiamo sospeso temporaneamente l’attività live per concentrarci interamente su questo progetto. Le nuove canzoni saranno puro heavy metal senza fronzoli, riffs assassini e sonorità incandescenti, che faranno da degna cornice ai testi di Max. Nel 2016 ricorre il venticinquesimo anniversario della fondazione della band. Abbiamo in programma di registrare un live per celebrare questo importante traguardo, coinvolgendo anche gli ex-membri. L’anno prossimo quindi aspettatevi due cd dei Mad Agony. È imminente l’uscita del videoclip della canzone “Mad Agony”, tratta dall’album “Chernobitch”, con la partecipazione straordinaria di Pietro Zanetti, il singer degli M Rock. 

A voi l’ultima parola…
Vogliamo aggiungere che ai Mad Agony sono collegate altre realtà e progetti musicali quali Death Dies di Samael e Demian che hanno appena pubblicato il loro cd per il ventennale della band, i Negatron e la band di Daniel, il nostro bassista, i Sex Addiction, che pubblicheranno prossimamente il loro album d’esordio. Ringraziamo anche gli “M” e i Kranken’haus che si sono avvalsi di Max come special guest nel loro ultimo CD. 


Andrea Messidor e Alessandra Scalabrin
alessandra.s@pressmusic.it

© Foto: Krzysztof Krzeminski Photography

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