I Maieutica sono una rock band fondata a Padova nel 2007 da cinque rocker, che hanno trovato nel rock alternativo e progressive un genere in cui realizzare il proprio messaggio artistico. 
Possiedono un sound e una raffinatezza lirica originalissimi e immediatamente riconoscibili, che provocatoriamente definiscono “rock pensante”, rifacendosi un po’ alla dottrina socratica. I loro testi, infatti, si propongono di stimolare una risposta emotiva in chi li ascolta e smuovere le menti a formulare pensieri e idee in maniera del tutto autonoma, fuori dagli schemi e dal “pensiero unico” dominante.
Conosciuti e apprezzati sia a livello locale che nazionale, nel 2011 la loro attività ha preso una svolta dall’incontro con il produttore Mirko Defox Galliazzo che li segue nella realizzazione del loro primo disco, Logos per l’etichetta DeFox Records - Heart of Steel Records. Logos, che vede anche la collaborazione del noto chitarrista Alex De Rosso, è un immediato successo di pubblico e di critica, ricevendo da più parti l’attributo del miglior album di progressive rock-metal prodotto in Italia nel 2012. Il disco permette alla band di affermarsi nel panorama musicale italiano, ma anche di cominciare a farsi conoscere e apprezzare all’estero.
Le loro esibizioni live sono delle vere e proprie opere rock in cui amalgamano perfettamente diverse discipline artistiche, valorizzando la conoscenza interdisciplinare di cui sono portatori: musica, teatro, poesia, filosofia, danza e pittura creano atmosfere suggestive che coinvolgono lo spettatore fin dalle prime battute.
Nel 2016 pubblicano il secondo album, R.E.S. (Risonanze, Echi e Suggestioni), in ideale continuità con Logos, ma dalle sonorità più evolute e mature, per quello che sarà certamente un altro grande successo.

Chi siete lontani dalla musica e come conciliate la vita di tutti i giorni con la vostra attività artistica?
Siamo cinque persone piuttosto diverse l’una dall’altra ognuno con la sua vita, sogni, aspirazioni ed interessi. La band è composta da Thomas Sturaro alla voce, Matteo Brigo e Riccardo Zago alle chitarre, Luca Serasin al basso e Mirco Zilio alla batteria. La band è attiva dal 2007 e in quasi dieci anni abbiamo attraversato diverse fasi che ci hanno fatto crescere, ridere e piangere. La nostra stessa visione della musica e del mercato discografico si è evoluta da sogno adolescenziale a compagna di vita e per qualcuno di lavoro.  

Qual è il grado di affiatamento tra i componenti della band e come gestite le singole sensibilità musicali?
Non c’è nessun affiatamento che derivi da influenze esterne! Ogni componente ha gusti personali piuttosto diversi rispetto agli altri. Questo da un lato rende più difficile trovare un punto comune, dall’altro lato però abbiamo fatto tesoro di queste nostre influenze facendole confluire in un qualcosa di nuovo dove ogni diversità è vista più come un arricchimento. Ognuno contamina i brani con la propria essenza e il proprio stile talvolta trasformandoli radicalmente. Ormai suoniamo assieme da tempo e sappiamo come interagire coerentemente senza traumatizzarci troppo a vicenda. Suonare assieme è anche questo. Trovare punti di incontro dove apparentemente sembrano non essercene e riuscire comunque a creare qualcosa che abbia un suo significato! È una grande metafora della vita!

Nella creazione di un nuovo brano esistono dei ruoli e delle metodologie ben precisi?
In teoria no. Nel nostro mondo ideale vige anzi una vera e propria legge della giungla al riguardo. Ognuno porta qualcosa e assieme si lavora per rendere la canzone “maieutica”. In realtà c’è da dire che l’anarchia iniziale è stata mitigata da un ordine superiore nel quale certi ruoli sono ormai stati fissati. Solitamente dell’aspetto compositivo si occupano Matteo e Mirco, mentre Thomas tende a occuparsi dei testi scrivendoli o adattandoli alla sua vocalità o interpretazione. Luca e Riccardo si inseriscono a cose imbastite ed elaborano le loro parti secondo il loro gusto. Poi in base a quello che succede il brano assume una sua direzione o se non lo fa lo si elabora assieme fino a quando non viene approvato da tutti. Poi il bello è che i brani sono come le persone: ognuno ha la sua storia che lo rende diverso dagli altri.

I vostri testi, dalle caratteristiche introspettive, hanno una struttura che evoca immediatamente immagini e sensazioni, ma usano un linguaggio piuttosto complesso per essere interpretati nella loro completezza ad un primo ascolto. È una scelta stilistica e poetica, oppure, risponde al vostro desiderio di stimolare lo spettatore a sforzarsi per dare dei significati a ciò che ascolta?
Probabilmente il tutto è nato per caso con una sincera tendenza poetica. Quando però abbiamo provare a tracciare uno schema della nostra musica ci siamo accorti di come le liriche assumessero un ruolo importante e di come queste fossero profonde, a volte criptiche. Da qui è nata l’idea del “rock pensante” e della sfida tutta socratica di tirare fuori con la forza i pensieri, le opinioni e le emozioni dall’ascoltatore senza per questo fornirle direttamente attraverso le nostre personali opinioni. Il gioco continua ed è divertente sentire le interpretazioni dei nostri testi da parte di chi li ascolta. La maggior parte delle volte l’ascoltatore si fa veri e propri viaggi mentali arrivando a conclusioni totalmente diverse rispetto a quelle che ci hanno ispirato per scrivere il testo. È giusto che sia così! È proprio quello che cerchiamo di fare! 

Logos, il vostro primo disco, vi ha dato grandi soddisfazioni ottenendo un ottimo consenso di critica e di pubblico. Quest’anno è uscito R.E.S., il secondo album a quattro anni di distanza. Ci volete parlare di quest’ultimo lavoro?
“R.E.S.” potrebbe essere considerato come un “Logos 2.0”. Abbiamo preso tutti gli elementi che avevano reso speciale “Logos” e li abbiamo sviluppati con una coscienza maggiore, sapendo meglio quello che cercavamo e quello che volevamo trovare. Ne è nato una sorta di concept dove ogni brano è la tappa di un lungo viaggio alla ricerca dell’esotico, di ciò che a noi è lontano. La chiave di lettura sta a voi! Tutto può essere letto come una semplice avventura o in chiave metaforica… il deserto interiore (la trilogia di “Sahara”), la glacialità e la solitudine dello spazio profondo (“Primo contatto”), lo sprofondare negli abissi delle proprie paure e sconfitte (“Maelstrom”). Un viaggio verso l’infinito, una ricerca senza tempo né fine. “R.E.S.” è tutto questo… ma anche molto altro.

Quanto tempo dedicano i Maieutica alla ricerca e alla sperimentazione di nuove sonorità?
Di norma la nostra sperimentazione nasce per scherzo o per errore. Capita che in un brano un componente in fase di arrangiamento si inserisca con un qualcosa di fuori dagli schemi per ispirazione personale o a volte addirittura per divertimento, per scatenare il giusto pandemonio. Da qui si riparte da capo e si trova alla canzone una nuova veste più audace e questo percorso può ripetersi diverse volte o mai a seconda del contesto. Poi di base non siamo molto sperimentali probabilmente. Siamo tutti appassionati di artisti diversi tra loro ma ormai vecchi o che si rifanno ad una vecchia concezione della musica. La sperimentazione sta nel mescolarli tra loro.

Il nome che avete adottato e la vostra idea di Rock pensante, con chiaro riferimento alla dottrina socratica, sembrano scelte molto ambiziose. Ricoprire il ruolo, concedetemi il termine, di educatori, per stimolare l’ascoltatore ad usare il proprio cervello libero da condizionamenti, risponde a quali vostre precise finalità?
La finalità è quella più di porsi le giuste domande piuttosto che le giuste risposte. Non siamo dei leader che vogliono urlare le proprie personali verità al mondo.  Le verità sono noiose. Cambiano a seconda del periodo e della società. Un tempo credevano che la Terra fosse piatta e che fosse al centro dell’Universo. A smuovere questa verità sono state semplici domande che sono sbocciate in una presa di iniziativa. Quello che vogliamo fare è far crollare certezze… allora si può cominciare a costruire qualcosa! 

Qual è il vostro rapporto con il pubblico e i fan? Prediligete il lavoro in studio o le situazioni live?
L’aspetto live è quello divertente dove diamo libero sfogo alle nostre fantasie musicali. Ci sono capitate serate di tutti i tipi: acustiche, rock, teatrali, ecc… Il bello in ogni occasione è stato quello di adattare il nostro repertorio e la nostra musica a seconda del contesto nel quale eravamo inseriti. Il lavoro in studio è diverso perché richiede uno spirito più serio e ambizioso. C’è una ricerca della perfezione e il desiderio di creare qualcosa che possa essere speciale. È meno divertente a livello immediato, ma è la vera sfida che ci fa amare la musica. 
Cerchiamo di avere un bel rapporto con il pubblico e i fan, cerchiamo di coinvolgerli il più possibile, tanti di loro hanno finito infatti per partecipare in maniera attiva ai nostri concerti o ballando o disegnando o mettendo il loro personale talento al servizio della nostra musica e per questo li ringraziamo tantissimo!


Quali progetti avete in cantiere nel prossimo futuro?
Tra “Logos” e “R.E.S.” abbiamo creato “Trascendenza”, uno spettacolo teatrale incentrato sulla nostra musica. Era una vera e propria rappresentazione con una storia, un cast che comprendeva ballerine, una pittrice e un narratore. Qualcosa di diverso dal classico concerto rock. In questo modo abbiamo potuto esprimerci al meglio. Attualmente stiamo lavorando per creare un nuovo spettacolo che sia ancora più grande e imponente. La situazione è tutta work in progress, ma attualmente, vista la crisi dilagante di chi fa musica inedita, stiamo puntando a qualcosa di unico.

A voi l’ ultima parola...
Grazie per aver letto questa intervista e se siete arrivati fino alla fine! Visitateci alla nostra pagina www.maieutica.info dove troverete tutte le informazioni sui nostri live e sui nostri movimenti.
Continuate sempre a seguire la via!


Andrea Messidor e Alessandra Scalabrin
presstune@pressmusic.it

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