Ventisei anni di attività, nove album di successo, consenso di pubblico e di critica invidiabile, un sound potente e coinvolgente, una voglia incontenibile di suonare e di esibirsi sul palco: signore e signori, questo mese vi presentiamo i White Skull!
Nati nel 1990 nel vicentino, la band si distingue per la qualità e la ricercatezza stilistica della loro musica, riscontrabile fin dal primo demo-tape realizzato nel 1991, che ottiene ottimi consensi da parte del pubblico e della stampa specializzata, permettendo alla band di crescere in situazioni live e aumentare così la propria notorietà.
Gli anni successivi sono un crescendo di successi e riconoscimenti anche a livello mondiale, con una produzione discografica abbastanza costante: nel 1995 esce il primo album, I Won’t Burn Alone; nel 1997 Embittered, che li porterà a girare l’Europa partecipando a concerti e festival; nel 1999 pubblicano l’EP Ascard e a seguire, Tales From The North, un concept album sulla mitologia vichinga e dei Nibelunghi; nel 2000 quello che viene considerato da molti la perla nella produzione dei Teschi, Public Glory, Secret Agony; nel 2002 The Dark Age ambientato nel periodo dell’inquisizione; nel 2004 The XIII Skull; nel 2006 The Ring Of The Ancients basato sulle storie dell’antico popolo dei Celti; nel 2009 Forever Fight; nel 2012 Under This Flag. Nove album da sogno, tutti qualitativamente eccellenti, che hanno accompagnato la storia dei White Skull, fatta anche di abbandoni e di ritorni, come quello dell’eccezionale voce Federica “Sister” De Boni, che lascia la band nel 2001 per ritornare a dar lustro ai Teschi nove anni dopo. La line-up subisce nel tempo diversi cambiamenti, ma la qualità e la perizia nei loro lavori rimane sempre la stessa. I Teschi, infatti, mettono tecnica e cuore in tutta la loro produzione, non hanno fretta di pubblicare un nuovo disco se non ne sono completamente convinti, curano ogni aspetto nei minimi particolari e il risultato è sempre perfetto.
Sono tutte queste qualità che hanno contribuito ad allargare la loro notorietà e a essere apprezzati oltre i confini nazionali fin dagli inizi, meritandogli diversi tour in alcuni paesi europei, come Germania e Svizzera.

In questi quasi quattro anni dal vostro ultimo album, Under This Flag, uscito nel maggio 2012, a cosa avete lavorato?
In questo periodo ci siamo dedicati molto all’attività live e nei momenti di pausa abbiamo iniziato a scrivere le nuove song che andranno a comporre il prossimo album della band, il decimo della nostra carriera. A livello compositivo l’album è quasi pronto, stiamo curando nei minimi dettagli la preproduzione. Nel frattempo stiamo lavorando anche ad un nuovo show che porteremo in giro a breve, ci mancano i live e visto che la strada per il nuovo disco è ancora lunga faremo un giro di concerti.

Come definireste i White Skull e la loro filosofia dal punto di vista della ricerca musicale e della comunicazione?
Siamo dei fottuti rockers e ci piace la vita On The Road… In ogni modo ci teniamo aggiornati sui vari sviluppi del metal ma rimaniamo legati al nostro genere aggiungendo parti più moderne con moderazione e gusto. Per quanto riguarda la comunicazione con il pubblico utilizziamo i live show e i vari media popolari in questi anni.

Il vostro lavoro, dalla musica alla stesura dei testi, come si sviluppa? È un processo collettivo o qualche membro in particolare descrive le linee guida su cui poi lavorano anche tutti gli altri?
Solitamente si scrivono delle idee suonando tutti assieme in sala prove, poi iniziamo a consolidarle e in base al mood del brano Federica scrive il testo che sente più adatto a quel brano legandolo alla storia che vogliamo raccontare, infine, si iniziano a registrare le idee in modo da poter sentire se tutto gira per il verso giusto. 

Il metal come genere ha ancora qualcosa da esprimere in termini di novità, pur mantenendo i principi originari, oppure, si sta evolvendo in qualcosa di diverso?
La musica è libertà di espressione e ogni band è libera di farsi contaminare da altri generi; questo ha dato vita a tanti sottogeneri nel metal stesso. 
I gruppi originari sono rimasti sempre fedeli alla loro linea e anche noi siamo fedeli alla nostra proposta musicale, molto in linea con il classico del metal. L’evoluzione fa parte della vita, ma anche essere conservatori nel genere non è sbagliato e penso che ciò che si esprime è sempre una novità, una canzone nuova è una novità.

Under This Flag è certamente un disco in linea con i principi del metal, anche dal punto di vista testuale. Volete spiegare ai lettori da dove nasce il vostro pessimismo?
Non concordiamo si tratti di un disco pessimista e che abbiamo del pessimismo, forse fai riferimento ad altri filoni tipo il grunge, non nel power metal che rievoca atti storici o fantastici. Non direi che siamo pessimisti, semplicemente il disco tratta temi inerenti alla guerra e parla di fatti storici reali, sicuramente non un tema allegro. Un tema del passato e allo stesso tempo attuale che fa riflettere su tutte le atrocità dei giorni nostri, un messaggio di pace da chi ha studiato la guerra e non la vuole. Ad esempio la title track evoca il punto di ritrovo della band ed un inno alla longevità e grinta della stessa, mentre in Bottled Mind è la libertà di pensiero in una situazione di totale sottomissione. 
Cosa rappresenta per voi la musica e quali sono gli ambiti che prediligete per esprimervi: studio o live?
Il live è il luogo che preferiamo, il contatto umano con il pubblico, lo scambio di energie che si sviluppa è qualcosa di veramente bello e grande e ci fa stare bene… Purtroppo non possiamo solo suonare live, esiste anche la parte dello studio, qui ci divertiamo a sperimentare senza mai strafare o uscire dai nostri binari.

Che peso hanno nella vostra attività la critica e il pubblico. In qualche modo condizionano le vostre scelte?
Ascoltiamo molto le critiche e i consigli, sopratutto se sono costruttivi. Ti dirò che al di là di chi critica il genere perché lo reputa sorpassato non abbiamo ricevuto critiche che hanno condizionato le nostre scelte, noi ci sentiamo liberi di scrivere e suonare ciò che ci piace in linea con il nostro stile.

Qual è il vostro parere sullo stato di salute della musica underground in generale e nel Veneto in particolare, descritta molto spesso difficile per qualsiasi band emergente?
Nel passato Internet non c’era ed era molto più difficile emergere dall’underground per le band che proponevano musica propria, perché in Italia non esisteva una grande cultura musicale che incentivava le band e che dava loro la possibilità di esprimere la propria musica, soprattutto nel metal. Molti gestori dei locali preferivano le cover band perché guardavano più al lato economico che a quello artistico. Oggigiorno per una band che propone la propria musica è più facile emergere e grazie ai supporti mediatici di Internet, che offrono uno spazio infinito, hanno più possibilità di farsi conoscere.   

Parlateci dei vostri progetti attuali e futuri. Come intendete sviluppare la vostra attività?
Come dicevo rispondendo alla prima domanda il progetto futuro principale è il nuovo album e cercheremo di svilupparlo, pubblicarlo e promuoverlo nel migliore dei modi come abbiamo sempre fatto. Il progetto attuale, invece, è un nuovo tour, al quale stiamo già lavorando e che prenderà presto il via. Ci è stato chiesto dai nostri fan di tornare On The Road e per questo stiamo mettendo a punto un nuovo show. 

A voi l’ultima parola…
Speriamo di vedervi numerosi e carichi ai prossimi show… See ‘ya on the Road... 

Andrea Messidor e Alessandra Scalabrin
presstune@pressmusic.it

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