PressROOM | RUMORI DI FONDO: WILD WAVES | MARZO 2016

WILD WAVES | SILVERBONES

Nella storia della musica moderna c’è stata un’evoluzione del concetto di album, che si è trasformato, da semplice raccolta di brani, in opera pensata come tutt’uno. Ancora oggi, grazie (o a causa) della rivoluzione digitale, sta cambiando il modo di ascoltare la musica e il modo in cui gli artisti pensano alla costruzione delle loro produzioni. Non è mai semplice creare un album che sia bello dall’inizio alla fine, non solo per la complessità di trovare un tema che faccia da filo conduttore tra tutte le canzoni, senza renderle simili, ma anche per il semplice fatto, che l’idea per un’ottima canzone arriva raramente. È normale per una band, specialmente se emergente, pubblicare album imperfetti, ma questo non deve scoraggiare i compositori.
I Silverbones sono una band veneta che nasce nel 2013, pubblicando a metà del 2016 “Wild Waves”, il loro disco d’esordio. Sin dall’inizio il loro obiettivo principale è stato quello di avere un forte impatto visivo e di recuperare l’esplosività dell’Heavy e Power Metal degli ’80 (specialmente di band come Running Wild e Iron Maiden) .
Cry of Freedom” è una opening track dai tratti quasi Folk, una passerella che parte dal rumore del mare per balzare a bordo di “Wild Waves” una title track che fa bene il suo lavoro, focalizzato soprattutto nel ritornello e negli assoli di chitarra, ma che non sempre riesce ad essere avvincente.
Dove non riesce “Wild Waves” ecco che “Royal Tyrants” stupisce l’ascoltatore, non tanto nell’intro ma nel ritornello, che anche qui la fa da padrone, assumendo un’impostazione tipicamente Power Metal, con il perfetto risultato di essere anche facilmente memorizzabile.
Invece di esserci un calo dopo queste ottime canzoni, con “Queen Anne’s Revenge” si ha ancora una prova della grandissima inventiva che ha avuto Andrea Franceschi (mente e basso dei Silverbones). Il confine che separa narrazione e canzone, qui diventa un collante: la canzone descrive l’epica battaglia condotta dal capitano Teach, noto ai più con il nome di Barbanera, per la conquista della magnifica fregata inglese Concorde, che lui in seguito rinominerá Queen Anne’s Revenge. Bellissimo il testo e bellissime le musiche (specialmente in questo pezzo si sente la forte influenza degli Iron Maiden).
E perché non inserire a metà disco una canzone che parla di non-morti? “The Undead” non convince del tutto, ma rimane comunque un piacevole intermezzo. “Raiders of the New World”, invece, sembra sorella della title-track, e anche se il ritornello rimane sempre molto orecchiabile, c’è un forte rischio di cadere nella ripetitività.
E quando gli argomenti sembrano finire, ecco sorgere “Wicked Kings” con un testo che ricorda i mondi letterari di Tolkien (I Wicked Kings sembrano proprio i Nazgûl), ma con musiche decisamente molto meno ispirate.
Il grande vero peccato di questo album è “Hellblazer”, che non solo manca di una vera melodia portante, ma anche di un vero testo che possa risultare interessante; un pezzo che non sembra per niente all’altezza degli altri.
E si arriva così al pezzo conclusivo “Black Bart” che riprendendo in parte lo spirito di Queen Anne’s Revenge non riesce a convincere soprattutto nella parte vocale.

Wild Waves, anche se non è un disco perfetto dalla A alla Z è un disco piacevole da ascoltare, che trova nel racconto un secondo livello di profondità, e per questo, tutti gli amanti del genere, dovrebbero dare almeno una possibilità ai Silverbones: una band che sicuramente può ancora crescere e migliorarsi, e con questo disco ci ha dimostrato tutto il suo potenziale.

Lucio Lenni
lucio.l@pressmusic.it

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