PressROOM | RUMORI DI FONDO: TINA TURNER | LUGLIO 2016

Avete mai sentito il proverbio: Aiutati che il ciel t’aiuta?  È un invito che ci viene dalla saggezza popolare a non abbattersi di fronte alle avversità e di cominciare a risolvere i problemi che abbiamo a partire dalle nostre forze, sapendo che prima o poi, lungo il nostro cammino, qualcuno ci aiuterà: Dio se siete credenti, altre persone come voi se non lo siete.
La nostra vita è costellata di episodi sgradevoli, di sofferenze e momenti difficili, ma credo vadano sempre affrontati come un “passaggio obbligatorio” per diventare qualcun altro. Se guardo indietro, mi rendo conto che ognuno di quei momenti di infelicità o di difficoltà, mi hanno resa quella che sono; cambiare anche solo una “virgola” della mia vita passata significherebbe essere oggi un’altra donna e io, miei cari PressReaders, non mi cambierei per nulla al mondo.
Certo, questo ragionamento presuppone una buona dose di autostima, che è il punto di partenza per vivere bene con noi stessi, con le cose che facciamo e in rapporto con gli altri.
Perfino l’amore è origine di sofferenza. Pensate a quante sofferenze, incomprensioni, notti insonni avete passato per la persona che amate all’inizio del vostro rapporto e quanto tempo è dovuto trascorrere prima che diventaste una coppia veramente unita e felice. Non temete, non voglio banalizzare la questione, so bene che esistono dolori e difficoltà gravissimi che attraversano le nostre vite: la perdita del lavoro, le umiliazioni, la malattia, la morte di un nostro caro. È comunque impossibile stilare una “classifica della sofferenza”, perché questa dipende dalla nostra sensibilità ed è percepita diversamente da individuo a individuo.
E allora, per citare un altro proverbio, “A tutto c’è rimedio tranne per la morte”, dove per morte s’intende la nostra, non bisogna mai scoraggiarsi e la soluzione dei problemi la possiamo trovare cercandola nella forza e nella fantasia che ognuno di noi possiede, oppure, quando necessario, insieme agli altri, che come noi, vivono lo stesso problema.
I beni più preziosi che abbiamo e dei quali dovremmo essere veramente innamorati, siamo noi, quello che creiamo con la nostra mente, le nostre emozioni, come respiriamo e doniamo la vita. Il resto, come la casa, il denaro, le cose che possediamo sono realtà effimere, necessarie ma che domani potremmo non possedere più e a cui non vale la pena di dedicare interamente la nostra esistenza. Non sono mai stata una di quei fatalisti il cui pensiero potremmo riassumere con, “non serve a nulla opporsi, se la tal cosa deve accadere, accadrà”; siamo noi, invece, il motore del nostro destino e la nostra volontà è sempre in grado di cambiare le cose, di offrirci un altro destino: dobbiamo “solo” desiderarlo con tutte le nostre forze. In questo mi sento accomunata all’artista che vi presento questo mese, che nonostante le avversità di cui è stata oggetto, ha saputo risollevarsi per diventare ciò che desiderava davvero: una stella nel firmamento della musica, la grande Tina Turner

Anna Mae Bullock, questo il suo vero nome, nasce a Nutbush nel Tennessee nel 1939. Abbandonata dalla madre in tenera età cresce accanto al padre Richard, un pastore che predicava nella chiesa dove già all’età di dieci anni, si dilettava cantando nel coro gospel.
Nel 1956 assiste al brutale omicidio del padre da parte dell’amante e in seguito si trasferisce dalla madre a St. Louis dove conosce l’uomo che le cambierà la vita, Ike Turner.
Ike, noto cantante e musicista di rhythm & blues, che aveva iniziato la sua carriera nel 1951 con il gruppo The Kings of Rhythm la volle a tutti i costi nel suo gruppo come corista e, poco tempo dopo, sebbene lei aspettasse un figlio dal sassofonista della band, la accolse in casa propria. 
Nel 1960 Anna Mae ha l’occasione di sostituire la cantante della band nella registrazione del brano A Fool In Love, una canzone che in seguito diventerà un successo nella classifica R&B americana: questo sarà l’inizio del suo sodalizio artistico con Ike che, spinto dall’entusiasmo, le cambiò il nome in Tina e quello della band in The Ike & Tina Turner Revue. Durante gli anni Sessanta registrano insieme una serie di brani originali: It’s Gonna Work Out Fine, I Idolize You e River Deep, Mountain High e alcune rivisitazioni di classici come: Honky Tonk Woman, Come Together e I Want To Take You Higher.
Grazie alla cover di Proud Mary dei Creedence Clearwater Revival, registrata nel 1968, arrivano al successo e alla popolarità vincendo il primo Grammy Award, che consentirà loro, dal 1966 al 1969, di aprire tutti i concerti dei Rolling Stones.
Ike, verso la metà degli anni Settanta, a causa dei problemi legati alla cocaina che lo rendono incostante e violento, capace spesso di picchiare Tina, porterà il duo artistico all’insuccesso: Nutbush City Limits, la loro ultima registrazione, risale al 1973. 
Ike e Tina si erano sposati alla fine del 1960 a Tijuana, ma il loro matrimonio non fu mai convalidato in quanto Ike era già sposato.  Tina prenderà comunque il cognome di Ike e dalla loro unione nascerà un figlio.
Dopo un’unione disastrosa che durò molti anni, due figli, altri due che Ike ebbe da un precedente matrimonio e che lei allevò come fossero suoi; dopo un massacrante lavoro musicale fatto di tournée, botte, abusi sessuali e tradimenti, nel 1976 decide finalmente di lasciare il marito e di intraprendere la carriera da solista. Ike senza il talento di Tina verrà ben presto dimenticato, morendo nel 2007 per un overdose a San Marcos in California. 
La sua rinascita personale e artistica inizia nel 1979, dall’incontro con il manager australiano Roger Davies, che la portò con se a Los Angeles facendola diventare una pop-star.
Nello stesso anno si esibisce per la prima volta al Festival di Sanremo come ospite straniera, onore che le spetterà per ben altre tre volte: nel 1990, nel 1996 e nel 2000.
Da allora la sua carriera è stata inarrestabile! Vincerà numerosi premi e sarà al top delle classifiche musicali di tutto il mondo, collaborerà con le star più popolari e con l’album Private Dancer verrà catapultata nell’olimpo degli artisti di fama internazionale vincendo, nel 1985, cinque Grammy Award tra cui, miglior album dell’anno, miglior performance femminile e miglior performance vocale. Il disco, con ben undici milioni di copie vendute, diventerà il maggior successo di Tina come cantante solista, suggellando le sue doti artistiche che le meritarono, nel 1986, l’onore di una stella nella Hollywood Walk of Fame.
Nel 1993, basato sull’autobiografia della cantante “Io, Tina”, il regista Brian Gibson racconterà la sua vita nel film What’s Love Got To Do With It, un film ben interpretato da Angela Basset e Laurence Fishburne che consiglio vivamente di vedere.
Tina è sempre stata una donna dalla personalità magnetica, viva e indomabile e sebbene abbia vissuto anni di sofferenze, di ingiustizie e soprusi, non perderà mai il sorriso né la speranza. La sua voce possente e graffiante la rendono unica ed è, quasi certamente, la più dinamica cantante soul e rock della storia della musica. La definizione può sembrare esagerata, ma la lunghissima carriera costellata di successi parla da sola. Le sue esibizioni aggressive e potenti hanno “sfondato” dappertutto, partendo proprio da quel periodo caratterizzato dall’abbandono delle inibizioni sessuali e del diffondersi della musica gospel che ha generato la musica soul degli anni Cinquanta.
E se alla fine, anche per la sua vita privata ci fosse il tanto desiderato: “E vissero felici e contenti?”
Ebbene si! Nel 1985 incontra l’amore della sua vita, il tedesco Erwin Bach di sedici anni più giovane e con il quale si sposa in Svizzera nel luglio del 2013.
Attualmente Tina ed Erwin vivono felici e (non potrebbe essere altrimenti) contenti nel Paese di Heidi.
Miei preziosi lettori è giunto il momento di salutarci e la canzone che ho scelto per voi, con un testo attuale e importante, spero sia di buon auspicio per spingervi ad approfondire la vita e le opere di questa grande artista: We Don’t Need Another Hero (Thunderdome). Il brano fu scelto come tema portante del film di fantascienza Mad Max - Oltre la sfera del tuono in cui recita, accanto a Mel Gibson, con grande stile e personalità il ruolo della cattivissima Aunty Entity. Scritto nel 1985 da Terry Britten e Graham Lyle è un inno contro la guerra e la violenza.  

NON CI SERVE UN ALTRO EROE | Tina Turner

Fuori dalle rovine
Fuori dalle macerie
Non faremo il medesimo errore ora

Siamo i bambini
L’ultima generazione
Siamo quelli lasciati abbandonati
E mi chiedo se mai cambierà qualcosa
Vivendo nella paura che nulla resti

Non ci serve un altro eroe
Non ci serve conoscere la via di casa
Ciò che vogliamo è una vita 
oltre la Sfera del Tuono

Siamo in cerca di qualcosa su cui contare
Ci deve essere qualcosa di meglio là fuori
Amore e compassione, quel giorno sta arrivando
Compresi i castelli in aria
E mi chiedo se mai cambierà qualcosa
Vivendo nella paura che nulla resti

Non ci serve un altro eroe
Non ci serve sapere la via di casa
Ciò che vogliamo è una vita 
oltre la Sfera del Tuono

Cosa facciamo delle nostre vite
Viviamo per un breve attimo
Splenderà la nostra storia per la vita,
O terminerà nell’oscurità 
Avremo tutto o niente

Alessandra Scalabrin
alessandra.s@pressmusic.it

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