PressROOM | RUMORI DI FONDO: ETTA JAMES | MAGGIO 2016

“La vita è come una canzone”… Ma quanto può essere vero? 
Provate a pensare quante volte vi è capitato di riconoscervi nei testi delle canzoni e quante volte vi siete emozionati ascoltando le parole cantate di un brano, che sembra sia stato scritto apposta per voi: quella canzone sarà la vostra canzone, lo sarà per sempre e fisserà in modo indelebile le vostre emozioni. 
Certo fare musica oggi è abbastanza facile: i mezzi necessari sono ormai alla portata di tutti, ma la bellezza di una canzone non è racchiusa solo nel significato del testo, o nella sequenza degli accordi, la magia che ci incanta nasce dalla sensibilità e dall’interpretazione di un artista originale, capace di emozionare e di emozionarsi, di un artista in grado di coglierne l’essenza e di farla arrivare dritta al nostro cuore.
Miei preziosi lettori, sono onorata di presentarvi una delle voci più belle e complete della musica soul e blues di ogni tempo, l’inimitabile Etta James.

Etta James, Jamesetta Hawkins il suo vero nome, nasce a Los Angeles nel 1938 da Dorothy Hawkins, una ragazza quattordicenne dalla vita sregolata e da Rudolf Wanderone detto Minnesota Fats, un padre che non l’ha mai riconosciuta. Si narra che Rudolf, un bianco professionista del gioco del biliardo, abbia sempre contribuito con somme di denaro al suo mantenimento. Forse lo fece più per convenienza che per amore: il fatto che a quei tempi le relazioni e i matrimoni misti non fossero ben visti dalla società, consigliò Minnesota Fats di comprare il silenzio di Dorothy subito dopo la nascita della bambina, piuttosto che subire il pubblico spregio.
Jamesetta si rivelò una bambina prodigio già all’età di 5 anni dimostrando il suo talento esibendosi in alcune radio locali e cantando nel coro della chiesa. La sua infanzia però, non sarà per niente facile e segnerà la sua vita in maniera indelebile. 
A causa delle sregolatezze della madre biologica, crescerà con diversi genitori affidatari. Tra questi un tale Sarge, uomo crudele e senza scrupoli che cercò, invano, di farsi pagare dalla chiesa per le esibizioni della figlia. Spesso ubriaco fradicio, durante le partite a poker giocate in casa, la svegliava nel bel mezzo della notte obbligandola a cantare per i suoi amici a suon di botte; spaventata da quel padre violento, arrivava spesso a bagnare il letto. La vergogna nel doversi esibire con la forza e con i vestiti impregnati di urina è uno dei motivi per cui da adulta sarà sempre restia a cantare su richiesta.
L’unico rapporto affettivo e molto profondo che riuscì a stabilire nella sua adolescenza, fu con la madre adottiva Lula “Mama Lu” Rogers. Dopo la morte di Mama Lu, Jamesetta appena dodicenne, fu costretta a tornare a vivere con la madre naturale, che la portò con sé a San Francisco. Qui inizia la sua convivenza con una madre che non si cura di lei, dai costumi facili, che entra ed esce continuamente dalle prigioni di Stato. Ma a San Francisco inizia anche la sua avventura nel mondo della musica. 
A quattordici anni forma il gruppo delle Creolettes, un trio di ragazze mulatte, con le quali si propone al talent scout Johnny Otis, che rimasto incantato da quella ragazzina prodigio, decide di produrla. 
Otis le cambierà il nome da Jamesetta in Etta James e ne modificherà il look, facendole tingere i capelli di un biondo platino. Anche il nome del gruppo verrà trasformato, da Creolettes a The Peaches ed Etta James diventerà per tutti, Miss Peaches. È l’inizio di una promettente carriera artistica e gli anni successivi li trascorrerà in lunghe tournée al fianco di grandi artisti, come Johnny Watson, Bo Diddley e Little Richards.
Grazie a queste esperienze Etta cresce in fretta, forse un po’ troppo per la verità. Il contatto con queste celebrità e con il loro stile di vita spesso irriverente, le fa vivere situazioni fortemente contrastanti: a volte osannata dalle folle di fan, altre minacciata da intimidazioni razziste. Questi, purtroppo, sono anche gli anni in cui Etta inizia a cercare rifugio nel mondo della droga e dell’alcol. 
Verso la fine degli anni Cinquanta celebra alcuni dei momenti più importanti e significativi della sua carriera: in uno show radiofonico a New York, divide la scena con Billie Holiday e Count Basie, un noto musicista e direttore d’orchestra; nello stesso periodo conosce Leonard Chess iniziando a collaborare con la sua etichetta, la Chess Records, la casa discografica dove, nel 1961, inciderà At Last, il brano che la porterà ad essere conosciuta in tutto il mondo.
Consiglio, per chi ancora non l’avesse visto, Cadillac Records, un film molto bello e interessante che ripercorre l’ascesa e il declino della Chess Records.
Nonostante il successo, Etta non riesce a lasciarsi alle spalle i problemi di droga e la sua dipendenza diventa così distruttiva da farla smettere di incidere, fino a quando, verso la fine del 1966, tornerà in studio per dare voce al suo album più acclamato dal titolo Call my name. Seguirà l’album Tell Mama, che raggiungerà la Top 10 nelle R&B Charts e il numero 23 nelle Top 100 americane. È in questi anni Sessanta che la sua carriera conosce il boom e la sua fama e popolarità raggiungono vette altissime, facendole guadagnare la stima e il rispetto non solo della popolazione nera, ma anche del pubblico di bianchi americani.  
Purtroppo, il decennio successivo ne vedrà il declino. Agli inizi degli anni Settanta, si troverà ad affrontare uno dei periodi più bui e difficili della sua vita e della sua carriera: il “rehab”, ovvero, il programma di riabilitazione dalla dipendenza verso la droga; una scelta forzata, che la porterà ad una permanenza in ospedale psichiatrico per diciassette mesi. 
Seguiranno anni burrascosi, dove più volte toccherà il fondo per poi risorgere e di cui, per quanto abbia continuato ad esibirsi, si sa ben poco fino al 1984, quando le viene data l’opportunità di cantare in mondovisione alla cerimonia di apertura dei Giochi olimpici di Los Angeles.
Nel 1987 affianca Chuck Berry nel documentario Hail! Hail! Rock’n’roll e due anni più tardi firma un contratto con la Island Records. 
La sua ultima apparizione televisiva risale al 2009 e, sempre nello stesso anno, riceve per la nona volta il premio di Artista Femminile dell’anno nella categoria soul & blues dalla Blue Fondation.
Nel 2010 le sue precarie condizioni di salute la costringono a cancellare diverse date del tour in programma. Colpita dalla leucemia e dalla demenza senile, riuscirà comunque a registrare il suo ultimo album dal titolo, The Dreamer.
Il 20 gennaio 2012, poco prima di compiere settantaquattro anni, Etta James muore a Riverside in California.
Miei cari lettori, come sapete è mia abitudine salutarvi con il testo tradotto di una canzone scelta apposta per voi e, anche questa volta, la mia scelta è dettata dall’amore. At Last, scritta da Mack Gordon e Harry Warren nel 1941, grazie alla toccante interpretazione di Etta James, rimarrà per sempre una delle più belle canzoni d’amore che sia mai stata scritta.

AT LAST | Etta James

Finalmente 
il mio amore è arrivato 
i miei giorni di solitudine sono finiti 
e la vita è come una canzone 

Oh, finalmente 
i cieli lassù sono blu 
beh, il mio cuore è stato ben chiuso nel lusso 
la notte in cui ti ho guardato 

Ho trovato un sogno 
a cui potevo parlare 
un sogno che posso chiamare mio 
ho trovato un brivido 
contro il quale premere la mia guancia 
un brivido che non ho mai provato prima 

Beh, tu hai sorriso, tu hai sorriso 
e dopo l’incantesimo è stato lanciato 
ed eccoci qui in paradiso 
perchè tu sei mio... finalmente. 

Ho trovato un sogno 
a cui potevo parlare 
un sogno che posso chiamare mio 
ho trovato un brivido 
contro il quale premere la mia guancia 
un brivido che non ho mai provato prima 

Beh, tu hai sorriso, tu hai sorriso 
e dopo l’incantesimo è stato lanciato 
ed eccoci qui in paradiso 
perchè tu sei mio... finalmente. 

Oh sì, tu sei mio, tu sei mio 
finalmente, finalmente, finalmente, finalmente. 

Alessandra Scalabrin
alessandra.s@pressmusic.it

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