Essere unici ed esprimersi con originalità sono gli ingredienti principali che contraddistinguono il vero artista. Aggiungerei anche, “possibilmente colti”, per aumentare le probabilità di successo e di affermazione nel campo in cui l’artista si esprime.
Ma come si fa a riconoscere la nostra unicità e originalità? Certo, ci sono caratteristiche innate che ci predispongono alla genialità, ma la conoscenza, il sapere e la comprensione di cosa è stato fatto in precedenza da altri artisti ci può evitare di esplorare strade già percorse e renderci consapevoli e certi delle novità che proponiamo al pubblico, quando camminiamo per sentieri inesplorati e raggiungiamo il traguardo per primi.
L’artista che vi presento questo mese è un esempio di innovazione e originalità; la sua voce unica e inimitabile, così come la sua sensibilità di donna e artista, sono un dono del cielo, mentre la qualità della sua produzione musicale è frutto di un duro lavoro di apprendimento, sperimentazione e tecnica. Miei cari PressReaders, questo mese vi parlo di Björk.

Björk Gumundsdóttir nasce a Reykjavik il 21 novembre 1965, figlia di Gumundur Gunnarsson e Hildur Rúna Hauksdóttir, ambedue già noti in patria per la loro attività politica e sindacale.
Il nome Björk, molto comune in Islanda significa “betulla”, mentre il cognome è in realtà un patronimico, che significa “figlia di Gumund”.
Curiosità: i cognomi islandesi, unico caso in Europa, sono sostituiti da un patronimico derivato dal cognome del padre seguito dal suffisso “són” se maschio, “dóttir” se femmina.
Björk aveva solo 11 anni quando fu notata dal suo insegnante di pianoforte, che inviò la registrazione in cui lei eseguiva I Love To Love di Tina Charles ad una emittente radiofonica islandese. La messa in onda a livello nazionale della performance della ragazza, interessò l’etichetta discografica Fálkinn procurandole il suo primo contratto discografico.
Nel 1977 incide il primo album, una raccolta di canzoni tradizionali islandesi e remake di celebri canzoni, come Fool On The Hill dei Beatles, ottenendo un successo strepitoso nel suo Paese.
Tra i quattordici e i sedici anni dimostra inequivocabilmente le sue attitudini e il suo amore per la musica: nel 1979, influenzata dalla musica punk, fonda una band interamente femminile, Spit and Snot e poco dopo gli Exodus, un gruppo jazz fusion; nel 1981, dopo essersi diplomata alla scuola di musica, è la volta dei Tappi Tíkarrass, con i quali pubblica l’album Miranda, che contribuisce a consolidare la sua notorietà e successo nel Paese.
Il successo internazionale arriva, invece, nel 1986 con gli Sugarcubes, nei quali milita anche il marito Thór Eldon padre del suo primo figlio, Sindri. Con il singolo Birthday, la band riscuote un grande successo in Inghilterra e negli Stati Uniti, procurandosi fan e sostenitori oltre i confini nazionali. Con gli Sugarcubes inizia per Björk un periodo professionalmente positivo, che la apre sempre più alla notorietà e al consenso internazionali, ma la sua intelligenza e curiosità per ciò che è nuovo e unico la porta a cercare continuamente nuove collaborazioni e a sperimentare altri percorsi musicali, come l’incisione con il Trio Gumundar Ingólfssonar di una raccolta di brani jazz che venne certificata disco di platino in Islanda e nel quale le fu riconosciuta una grande abilità nello “scat singing” (forma di canto con fraseggi simili a quelli strumentali, tipico della musica jazz, ndr), o la collaborazione con il gruppo inglese 808 State, che dimostra fin da allora il suo grande interesse per la musica elettronica. Nel 1992, dopo lo scioglimento degli Sugarcubes, Björk si trasferisce a Londra intenzionata a dare inizio alla sua carriera di solista. 
Esperienza e sapere musicale non le mancano, il talento per distinguersi neppure. Così, nel 1993 pubblica il suo primo album di inediti, Debut, un disco in cui fonde con originalità dance, pop, ed elettronica, diventando precursore di un genere in cui lei sola ne è l’apice, soprattutto perché impreziosito dalla sua inconfondibile e inarrivabile voce. Il disco, venduto in due milioni e mezzo di copie, ricevette molti riconoscimenti tra i quali il disco di platino negli Stati Uniti, aumentando e consolidando la sua popolarità.
Seguiranno Post, con oltre tre milioni di copie vendute, Homogenic e Vespertine in cui fonde elettronica con orchestre da camera, fino ad arrivare nel 2006 a Medúlla, un album in cui si concentra principalmente sulla sperimentazione vocale.
Nel 2007 pubblica Volta, in cui per la prima volta affronta con decisione temi politici e religiosi, schierandosi contro la politica del presidente americano George W. Bush e, nella canzone Declare Independence, per l’indipendenza del Kosovo e del Tibet.
Björk è un’artista dalla creatività inquieta e continuamente in fermento: ricerca, innovazione, sperimentazione, continuano ad essere i presupposti essenziali della sua opera, che la portano a cercare frequenti collaborazioni con altri artisti, da cui a volte attinge, e che le meritano prestigiosi riconoscimenti e premi, come il Polar Music Prize della Royal Swedish Academy of Music ricevuto nel 2010 insieme al compositore Ennio Morricone.
Biophila del 2011 affronta temi legati al rapporto tra tecnologia, musica e natura utilizzando strumenti innovativi, alcuni brevettati appositamente per l’album e alcune app per iPad che consentono all’ascoltatore di interagire con i brani del disco.
L’ultimo lavoro in studio a oggi è Vulnicura, pubblicato nel 2015, che presenta un resoconto della storia d’amore che aveva con Matthew Barney, artista d’avanguardia, dal quale ha avuto la figlia, Isadora.
Con i suoi quasi quarant’anni di attività Björk rappresenta una sorta di anomalia artistica, con una voce e uno stile assolutamente non associabile a nessuna cantante del presente e del passato. Non è possibile neppure circoscriverla ad un preciso genere musicale, talmente tanti sono i generi che ha attraversato, alcuni innovandoli, altri creandoli attraverso la ricerca e la sperimentazione.
Björk è anche un’attrice di talento, premiata a Cannes con la Palma d’oro come migliore attrice nel ruolo di Selma nel film Dancer in the Dark del regista Von Trier. Che dire poi dei suoi video musicali? Sono indubbiamente opere visive straordinarie, ricche di suggestioni, create ad arte per suscitare una forte risposta emotiva.
Miei preziosi lettori, anche questo mese vi saluto con le parole tradotte di una canzone molto bella, Hyper-ballad, scritta da Björk nel 1996 e contenuta nel suo secondo album, Post. Björk immagina di trovarsi a gettare piccoli oggetti da una montagna mentre il suo amato sta ancora dormendo. Gli oggetti che cadono hanno qui un valore simbolico e rappresentano alcuni aspetti della nostra individualità che necessariamente mettiamo in second’ordine in un rapporto di coppia, privilegiando uno stato armonico con l’altro.

HYPER-BALLAD | Björk

Viviamo su una montagna
proprio sulla cima
c’é una vista bellissima
dalla cima della montagna
ogni mattino cammino verso i limiti
e butto giù piccole cose
come pezzi di macchina, 
bottiglie e posate
o qualsiasi cosa io trovi lì intorno
è diventata un’abitudine
un modo per cominciare la giornata

faccio tutto questo 
prima che tu ti svegli
per sentirmi più felice
di essere in salvo qui con te

è mattino prestissimo
nessuno è sveglio
sono ritornata sul precipizio
continuando a buttare giù cose
ascolto i rumori che fanno
mentre cadono
le seguo coi miei occhi 
finchè si schiantano
immagino il rumore che 
farebbe il mio corpo
schiantandosi su queste rocce
quando atterrerà 
i miei occhi saranno
aperti o chiusi?

faccio tutto questo 
prima che tu ti svegli
per sentirmi più felice
di essere in salvo qui con te

in salvo qui con te

Alessandra Scalabrin
alessandra.s@pressmusic.it

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