Kory Walt Blek: “Moon è la mia rinascita, spirituale e lavorativa”

Quando e come è nata l’esigenza di realizzare “Moon”?

Moon è nato dopo un lungo periodo buio della mia vita dopo il quale avevo bisogno di esprimermi di nuovo e di fare qualcosa che mi rappresentasse e che mi emozionasse. Ho colto tutte le emozioni dal mio interno per rinascere. Moon è la mia rinascita, spirituale e lavorativa. Ho impiegato molte forze per realizzare questo progetto. Volevo che tutto fosse così come nel mio mondo. Ogni canzone rappresenta uno stato d’animo, un’emozione da me vissuta. Ho parlato di me e ho imparato a camminare ancora.

Con quale criterio hai scelto i brani contenuti nell’album? Di cosa parlano?

I brani dell’album sono stati scritti come un flusso unico. Tutte le canzoni sono state scritte cronologicamente, il che ha creato i vari collegamenti e questa sorta di crescita progressiva e modulazione di stili. I brani non sono nient’altro che la parte più profonda e nascosta di me. Questo è Kory Walt Blek, ciò che si cela dietro di me. E’ il mio mondo, il mio vissuto, le mie emozioni, il mio lato nascosto.

L’album, oltre al talento, cosa rivela di te?

Rivela ciò che sono, niente di più di questo.

Quanto è importante la tecnica nella produzione musicale?

La tecnica è molto importante per ottenere un buon prodotto dal proprio talento. Il modo per portare alla luce la tua arte. Bisogna sicuramente essere prima di tutto artisti e non solo tecnici. Se non c’è arte dietro lo scudo teorico, non c’è contenuto, è vuoto. Bisogna imparare a coltivare la propria arte, dopodiché si da un nome a ciò che si fa, applicando lo studio. Bisogna coltivare il proprio talento impegnandosi al massimo, lavorando con tutte le forze disponibili.

La tua fonte di ispirazione…

Ce ne sono molteplici. Diciamo che però i Queen sono al top della mia selezione. Mi hanno insegnato come lavorare in uno studio, come scrivere una canzone, come utilizzare orchestre, sovra incisioni, effetti corali, presenza scenica eccetera.

Musicalmente, cosa ascolti?

Ascolto i “vecchi parrucconi”. Sono affascinato al massimo dalla musica anni ‘60/’70 e dalla musica classica. Le trovo estremamente sperimentali e vere. Emozionalmente non ci sono parole da dire. Ciò espleta che sono molto propenso a utilizzare nuove tecnologie musicali e spingermi verso i nuovi orizzonti dell’elettronica.

Cosa pensi dell’attuale panorama indie italiano?

Penso ci siamo molte cose buone, anche se poi si sfocia nel commerciale e si vanno a perdere moltissimi contenuti. In generale però in Italia abbiamo molti buoni cantautori che, generalmente, vengono esclusi dai “padroni” discografici, per dar posto al denaro. Dovremmo inventare di più, ci vorrebbe una rivoluzione musicale e di pensiero.

Se dovessi trarre un bilancio, quali sono le tappe essenziali del tuo percorso?

Sicuramente la pubblicazione del mio primo disco è stata essenziale per me. Volevo farlo da sempre e riuscire a realizzarlo è stato molto importante. Sono contentissimo di come è venuto fuori Moon. Ha uno spessore particolare. Nel mio percorso è stato importante ogni avvenimento della mia vita, che ha formato la mia personalità, la mia entità.
Una delle tue doti è quella di spaziare tra diversi generi musicali.

Cosa aspettarsi dal tuo prossimo lavoro?

Qualsiasi cosa.

Ascolta adesso “Moon” in streaming su Spotify:

https://open.spotify.com/album/0LxxElCIbeIJhzl9oWFSyz

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