Diraxy: “The Great Escape”, il disco d’esordio

FIL1933 presenta “The Great Escape”, il nuovo lavoro dei Diraxy, band progressive metal proveniente da Milano e formatasi nel 2013.

“The Great Escape” è il secondo album della band, un concept album di 56 minuti ispirato dalla vera storia di Jinan Badel, raccontata nel libro “Jinan, esclave de Daech” di Thierry Oberlé, reporter per Le Figaro, e dalla stessa Jinan Badel.

Un progetto ambizioso quello della band milanese; dal primo ascolto si intuisce che non si tratta di un album di immediata fruizione per la sua complessità: maestosità, ambizioni classiche del rock progressive, sprazzi di elettronica, sonorità funky e virtuosismo strumentale si percepiscono fin da subito in questo secondo lavoro dei “Diraxy”.

Un concept album retto da un’architettura sonora solida e ricca di tecnica dove un intricato alternarsi di sofisticate parti melodiche e di aggressive parti ritmiche fanno da cornice alle voci, che - come il Ying ed il Yang - , si incontrano creando un connubio armonico del tutto originale: un piacere per i sensi che saprà accontentare sia gli amanti dell’heavy metal che del progressive e chi del genere non è propriamente un cultore.

“The Great Escape” è un album ricco di influenze miscelate sapientemente, che guarda alla tradizione ma come forte ed inesauribile ispirazione, riuscendo a trovare una via propria grazie al talento, la fantasia e la maturità compositiva dei musicisti.

Nelle dieci tracce si possono trovare elementi tipici del progressive: un uso massiccio delle tastiere che in delle parti diventano delle vere e proprie “fughe” allo stile “Emerson” - folli ma allo stesso tempo idilliache (“Hideout”) -, e una serie significativa di variazioni ritmiche oltre che ad un notevole studio delle qualità formali armoniche e strutturali (“Fooling gravity”). Altresì si possono cogliere elementi appartenenti al metal: la potenza (“The great escape”), la chitarra virtuosa con i suoi tapping, armonici e scale minori (“Monsters”), i passaggi epici e maestosi e la notevole lunghezza dei brani: quasi delle magniloquenti “suite” rock (“The way out”)

Sorprendente, originale e di grande bravura la voce femminile, limpida, cristallina e in dei punti “celestiale” che conferisce originalità e morbidezza al metal progressive - al muro di chitarre forti e aggressive, tipiche del genere.
Un alternarsi di luci ed ombre sembrano essere il tema portante dell’intero album che colpisce per la sua potenza ma dove c’è comunque spazio per delle ballate melodiche e orecchiabili che vi porteranno a compiere un viaggio sonoro tra armonie coinvolgenti, oniriche e riff potenti.

Un album omogeneo e maturo, di respiro internazionale: ci sono le premesse per il futuro!

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