Quando e come è nata l’esigenza di realizzare il vostro ultimo ep?

Verso la fine del 2017 avevamo 6/7 brani che ritenevamo ormai pronti ed era il momento di fissarli per poter poi passare a cose nuove. Così siamo entrati in studio e abbiamo registrato le parti, lavorato sugli arrangiamenti e finalizzato il tutto. Il risultato è quello che potete sentire sul nostro disco omonimo.

Con quale criterio avete scelto i brani contenuti nell’ep?

Fondamentalmente cerchiamo di registrare tutti i brani che scriviamo, di solito se non siamo convinti di qualcosa tendiamo a scartarla molto prima che diventi un brano vero e proprio.

Quanto è importante la tecnica nella produzione musicale?

Se per produzione musicale intendiamo registrazione, mixaggio, ecc. direi che la tecnica sia fondamentale: dalla scelta degli strumenti alle apparecchiature all’esperienza nella registrazione, ecc. Non dimenticando ovviamente che anche chi non suona direttamente su un disco ha spesso un importante ruolo anche dal punto di vista artistico. Nel nostro caso, essendo un disco auto-prodotto, ce l’abbiamo messa tutta per produrre un qualcosa di qualitativamente accettabile. La tecnica, in ogni caso, deve essere sempre al servizio della musica, questo non va mai dimenticato.

Quali sono gli artisti che hanno maggiormente influito sulla vostra personalità artistica?

Rispondo per quella che è la mia personalità perché abbiamo tutti origini e gusti anche parecchio diversi. Io arrivo da un certo tipo di metal che poi negli anni si è evoluto fino a quasi uscire dal metal stesso: band poco conosciute come Anathema, The Gathering, The third and the mortal, Katatonia e altre sono quelle con cui sono cresciuto e a cui sono più legato. Dal punto di vista dello strumento vero e proprio dico semplicemente che ho iniziato a suonare perché all’epoca volevo fare i pezzi dei Metallica, altra band che ho amato tanto. Negli anni poi ho allargato moltissimo i miei orizzonti arrivando ad amare il jazz e in generale tutta la musica fatta con il cuore e al di fuori di stupide logiche di mercato.

Un album che ha lasciato un segno indelebile nella vostra memoria…

Per me citarne uno solo è impossibile, rimango sulle band che ho menzionato prima, lo so non sono i grandi classici che magari qualcuno si aspetta ma io sono questo, non ci posso fare niente! Direi Nighttime birds dei The Gathering, Alternative 4 degli Anathema (e successivi), i primi 5 dei Metallica e tanti altri in tanti generi diversi. Per rimanere vicino a quello che facciamo con gli Amornero cito su tutti gli AC/DC, periodo Bon Scott soprattutto, altra band che amo e da cui arriva la mia parte più rock/blues.

Per affermarsi conta più il talento o lo studio?

Se accendo la televisione mi viene da dire: nessuno dei due. Ma nel mondo reale, quello della musica vera, secondo il mio modesto parere passione e talento sono ai primi posti. Lo studio è fondamentale perché lo strumento rischia comunque di essere un limite alle possibilità di espressione se non lo si conosce bene, ma come dicevo deve essere sempre, costantemente funzionale alla cosa che stai facendo: musica. Purtroppo molti si dimenticano questo concetto e il mondo è pieno di funamboli privi di anima.

Quali sono le tappe essenziali del vostro percorso?

La band è nata da un'idea di Fabio (batteria) nel 2015 con una formazione diversa da quella attuale ma dopo pochi mesi, per via dei vari impegni musicali dei componenti, si è sciolta poco dopo la registrazione del primo EP (La fata del miele). All'inizio del 2017 Fabio ha poi deciso di riprendere in mano il progetto, così ha chiamato me e insieme abbiamo iniziato a dare una forma diversa ad alcuni pezzi che erano rimasti in sospeso. Volevamo, come è naturale che sia, fare qualcosa che fosse più in linea con i nostri gusti e la nostra indole musicale e così è nata la seconda incarnazione degli Amornero. Dopo qualche vicissitudine siamo riusciti a stabilizzare la formazione con l'ingresso di Ema (voce) e di Francesco (basso e synth) e abbiamo iniziato la nostra vera avventura.

“Amornero” oltre al talento cosa rivela di voi?

Non so se ci sia del talento da rivelare ma ti ringrazio! Di certo rivela almeno una parte della nostra personalità musicale. Come dicevo abbiamo tutti influenze diverse e questo disco è un po’ il punto di incontro del marasma musicale che si riversa nella nostra sala prove.

Musicalmente cosa ascoltate?

Ascoltiamo un po’ di tutto, anche quello che non ci piace (almeno una volta!) cercando di mantenere la mente aperta verso la musica fatta con onestà e passione. Personalmente continuo a prediligere i generi che citavo prima ma non disdegno nulla a priori, la mia piccola raccolta di cd raccolti negli anni comprende un po’ di tutto soprattutto nel rock, dai Dead Can Dance agli AC/DC agli Emperor per citare qualche punto “estremo”.


Il ricordo più bello legato al vostro percorso professionale…

“Professionale” è una parola grande per noi che, purtroppo, siamo musicisti non professionisti. Penso che il giorno in cui abbiamo avuto per le mani il cd stampato rimanga un bellissimo ricordo per tutti. Vedere il frutto di un anno di lavoro concretizzarsi è sempre una bella sensazione.

Rock e blues. Perché avete scelto questi generi musicali?

Sono loro che hanno scelto noi! A parte gli scherzi arriviamo tutti da generi che gravitano intorno al rock e il blues di fatto ne rappresenta le radici per cui è stato un processo spontaneo. Pur essendo italiani e quindi con radici un po’ diverse da quelle di oltreoceano è venuto naturale un po’ per tutti approdare a queste sonorità. Non c’è nulla di costruito in quello che facciamo, è solo passione ed espressione di quello che siamo come persone e come musicisti.

Grazie a tutti per lo spazio che ci dedicate, un abbraccio!

Frank

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